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mercoledì 25 giugno 2014

Il turismo non esiste

Ma esiste l’accoglienza.

Il titolo di questo post non vuol far chiudere il blog, che, a parte qualche deviazione qua e là, affronta per lo più argomenti di carattere turistico. Tuttavia è la sintesi a cui si può arrivare dopo l’incontro con il Prof. Dall’Ara di lunedì 23 giugno, organizzato da Sistema Museo e Ama.Tur con provincia e comune di Grosseto. Era uno dei quattro appuntamenti di Destinazione Maremma su “turismo e social hospitality” nella nostra provincia: un approfondimento sui nuovi mezzi per comunicare e raccontare il proprio territorio.

In verità, il relatore non ha utilizzato questa espressione così tranciante, ma quasi: secondo lui sono i turisti che non esistono. Allargando il ragionamento ci si accorge, però, che non esiste neanche il turismo.

Riprendendo le tesi di Dall’Ara (sperando di non stravolgerle), noi italiani, operatori turistici in senso lato (dagli amministratori pubblici ai negozianti, dagli uffici informazioni agli hotel, ecc. ecc.), sappiamo fare meglio l’accoglienza che la promozione. A parte gli svarioni di comunicazione portati ad esempio (come il depliant dell’expo trovato a Canton in cinese tradizionale: come se da noi lo scrivessero in latino), il dato più eclatante è quello secondo cui l’Italia è la meta più ambita nel resto del mondo, ma tale primato non corrisponde un altrettanto predominio in termini di arrivi dall’estero. Insomma gli stranieri ci sognano…poi si svegliano e vanno da un’altra parte. Di sicuro da chi si sa vendere meglio.

E allora, considerato che il passaparola - che sia online od offline poco importa - è ancora oggi l’ispiratore migliore nello scegliere i luoghi di vacanza, sono gli attuali ospiti i nostri promotori di domani. Quindi accogliamoli bene, anzi meglio.

Infografica sui risultati di una ricerca di Google e Ogilvy su quali fonti influenzano le decisioni d'acquisto

L’operatore italiano deve “solo” che esprimere quello quanto è già insito nella propria cultura e tradizione. E in questo l’analisi del linguaggio viene in aiuto: il termine “ospite” (che deriva dal latino “hospes”) ha il doppio significato di riferirsi a chi ospita e a chi riceve ospitalità. E’ un bellissimo esempio per capire quanto profondamente la capacità di accogliere sia innata nel popolo latino, che va oltre l’affitto della camera o del posto letto: è un incontro tra chi arriva e chi risiede in un determinato luogo, senza barriere, quasi fosse un abbraccio.

L’accoglienza è quindi una cultura, è un modo di essere, uno stile di vita ed è un’esperienza che si può far vivere a chi viaggia. Non è quindi solo un problema economico perché non può essere valutato in termini monetari: lo si può percepire quando una serie di caselle sono messe al loro posto. Si tratta di un sistema dove hanno importanza le risorse umane, non solo per la cortesia che possono esprimere, ma soprattutto per la competenza e la vocazione nel ruolo che ricoprono; l’organizzazione degli spazi in cui fisicamente si accolgono i propri ospiti (intenderei nello spazio non solo il tangibile, ma anche il suono e il profumo); il linguaggio con cui ci si rivolge, sia per i contenuti (chiaramente appropriati al contesto) sia per il tono; la relazione che si instaura grazie all’ascolto, al tempo e all’attenzione dedicata, alla fiducia ed all’amicizia instaurata.

Il significato di accoglienza espresso da Dall’Ara è quindi molto più profondo di quello letterale. Ed anche più ampio, nel senso che non riguarda solamente l’operatore alberghiero o il commerciante: in una destinazione turistica i residenti e l’intera comunità con cui ha a che fare un ospite che vi giunge fanno parte del sistema dell’accoglienza. Il turista, che non è più tale, perché sia realmente ricevuto deve saper e poter vivere come un abitante del luogo.

“reinterpretare i prodotti in chiave relazionale”

Ecco dunque che il turista non esiste. Non è più un cliente, è un ospite, che sentendosi uno di noi, condividerà e racconterà la propria esperienza al ritorno, incuriosendo altri potenziali ospiti.

E’ il marketing dell’accoglienza sintetizzato in pochissime righe, che supera l’accezione negativa che ha acquisito nel tempo il termine “turista” e “turistico”. Basti pensare al “menù turistico” che equivale a dire “pochi euro per poca qualità, tanto per evitare la fame”.

Ma se non esistono i turisti, non esiste neanche il turismo. Non è così consequenziale, ma quasi.


Laddove si viene accolti in un contesto dove la qualità della vita è buono, anche l’esperienza del viaggiatore sarà positiva e da replicare. In questo ragionamento vale il territorio, come ambiente salubre e come valore paesaggistico, lo stile di vita, come atteggiamento propositivo e culturale di una comunità, e altri attori e fattori che influiscono sul buon vivere. Pensiamo ai servizi pubblici, come la viabilità (o meglio mobilità), il servizio idrico e fognario, i servizi di comunicazione in genere (dalla posta all’adsl), la sicurezza, la pianificazione urbanistica, sia per la tutela ambientale sia per lo sviluppo dei servizi alla persona, ecc. ecc. Quei servizi e quell’insieme di fattori che determinano se si vive bene o meno in un determinato luogo, sono gli stessi che stanno alla base dell’identità di una destinazione turistica. Pardon, della buona accoglienza.

Sotto un altro punto di vista, un assessore all’urbanistica che decide di far costruire un hotel in una posizione particolare oppure di fare un parcheggio sotterraneo vicino ad un tratto di costa accessibile, al pari di un assessore al personale che propone ai vigili un corso di lingua inglese, determinano la maggiore o minore propensione all’ospitalità di un comune e di un territorio più di un loro pari grado con deleghe al turismo.

Quindi cos’è il turismo? Niente, come una volta disse il Prof. Barucci, un economista che si è anche occupato della materia. Oppure, ancora più semplicemente, non esiste (sempre che si comprenda la sottile differenza tra "essere niente" e "non esistere").


Dall’accoglienza al marketing dell’accoglienza. E quindi anche dalla politica del turismo alla politica dell’accoglienza.





Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo

domenica 14 luglio 2013

Turismo e Reput’azione: il libro.

Curato da Roberta Milano e Francesco Tapinassi, il libro è una guida per addentrarsi e “navigare” nel mondo della reputazione online, grazie anche ai contributi di altri co-autori.
Definire il libro come una guida non vuol sminuirne il valore, anzi sintetizza il lavoro di ricerca e di studio sul fenomeno web 2.0 e sulle conseguenze per le destinazioni e le imprese turistiche, fino a riportare consigli ed esempi pratici sulla gestione della online reputation.

Che si tratti di un hotel, di un ristorante o di una località nulla cambia rispetto all’esigenza di creare un giusto rapporto qualità/prezzo nell’offerta turistica: sono cambiati e sono ampliati gli strumenti con cui si forma e si comunica l’immagine dell’offerta turistica stessa. Non dobbiamo farci sorprendere da questi cambiamenti, anzi vanno sfruttati al meglio. Anche quando arriva la recensione negativa.

Il libro fa il punto della situazione ad oggi di come il web abbia cambiato il mercato turistico e di come continuerà a farlo: se per qualcuno è già difficile comprendere le dinamiche del web, figuriamoci se lo si mette di fronte alla geolocalizzazione e al mobile. Ma non bisogna scoraggiarsi, perché non è una rivoluzione controllabile se si pensa ad una minaccia da cui difendersi, diventa però gestibile se se ne affrontano le dinamiche.

Un passaggio del primo capitolo di Roberta Milano sintetizza in modo efficace l’evoluzione in atto: “Nel passaggio dai pc fissi agli smartphone l’attenzione preminente è spostata dall’informazione all’emozione, dall’oggettivo al soggettivo, dalla razionalità all’esperienza. Non importa che il viaggiatore si faccia artefice in prima persona di questa pancia che emerge dai racconti o rimanga semplice spettatore, resta una legittima scelta. Pesa invece il salto di piano narrativo in cui la comunicazione, attiva o passiva che sia prende forma. Il mondo del turismo comincia ad occuparsi e preoccuparsi della “brand reputation informativa”, relativa alle recensioni come tutti le conosciamo, basate su pulizia, ingredienti, carta dei vini, frutta a colazione o metri quadri della stanza. E’ importante: tardi – in Italia – ci siamo purtroppo accorti che le persone commentavano e, sulla base dei commenti, sceglievano […]. Tuttavia il parametro forse più importante rimane l’accoglienza, un concetto antico che già dall’etimologia (raccogliere presso di sé) coinvolge la sfera dell’affettività afferendo, in certo qual modo, a quella che io definisco la “brand reputation emotiva” di cui pochi si interessano”.

Nel capitolo (di Francesco Tapinassi) dedicato al SIRT (Social Information Revolution in Tourism) si delinea il quadro del mondo della reputazione online, offrendo, numeri, analisi e spunti di riflessione su come gli attori del mercato turistico non sono solo gli operatori ma sono diventati soprattutto i viaggiatori.

Si collega come una sorta di appendice pratica il capitolo successivo (di Nicola Zoppi) dedicato a 50 case histories di recensioni d’hotel, esempi pratici di come si può o non si può rispondere a commenti positivi o, soprattutto, negativi.

Di particolare impatto, visto che si parla di “soldi”, il tema degli effetti della reputazione e della gestione del web marketing sulle tariffe e quindi sul fatturato (di SergioFarinelli).

La reputation viene poi analizzata (da Robi Veltroni) rispetto ad un altro fenomeno nato dal web 2.0, e cioè il social commerce, l’incontro tra il mondo dei social network e l’e-commerce: vere e proprie community nate con lo scopo di fare acquisti in comune. La conseguenza diretta è stata la nascita del couponing (vedi Groupon), aziende formatesi con l’obiettivo di trovare (in alcuni casi creare) offerte vantaggiosissime e girarle (a mezzo di newsletter) agli iscritti alle proprie mailing list. Il prezzo, o meglio il fortissimo sconto, è la leva di questo sistema, che ha creato non pochi problemi alla reputazione e, in alcuni casi, alla tenuta economica di alcuni operatori che non ne hanno fatto un uso ponderato.

Nell’ultimo capitolo (di Massimiliano Gini) si prende l’esempio della reputazione di una destinazione turistica, un territorio a caso J, la Maremma e il suo Brand Index, presentato tra l’altro, all’ultima BTO di Firenze.

Ulteriori esempi pratici vengono riportati nella parte finale, relativi a destinazioni turistiche e ad imprese ricettive e ristorative.

L’utilità di questo libro può essere apprezzata non solo da chi già affronta (o almeno ci prova) le problematiche della web-reputation, ma soprattutto da chi non lo fa o pensa che sia inutile farlo, perché comunque – e come si evince dal titolo (1)- c’è bisogno di azione.

(1)Nota: da Paolo IabichinoReputazione è una parola che ha l’agire dentro il nome”


Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo

domenica 7 luglio 2013

E-Commerce: che tipo di e-consumer sei?

Nel mese di giugno è uscita un’interessante analisi qualitativa sull’e-commerce da parte di assist, una società di consulenza specializzata nel CRM , di Milano. La ricerca rappresenta un primo passo ad anticipare un’indagine quantitativa a più ampio spettro.

E’ uno studio interessante perché sintetizza 5 profili di consumatori digitali, fornendo delle indicazioni utili alle aziende che trovano in tutto o in parte il proprio mercato online, non solo grazie al comportamento dell’e-consumer cui vogliono o possono rivolgersi ma anche nelle criticità che si riscontrano nei vari tipi di processo di acquisto.

Una vera e propria indagine di laboratorio che ha visto sotto osservazione 25 utenti, tutti naturalmente e-commerce users, a cui sono stati proposti degli scenari di acquisto: sono stati quindi visitati 60 tra siti web e app, realizzando 125 scenari.

Ne son scaturiti 5 profili tipo:


La spensierata, a caccia di offerte: acquista direttamente o con il couponing, con una frequenza settimanale anche se con un budget ridotto e la prepagata, e per essere sempre pronta e connessa usa lo smartphone o il tablet.

Il disinibito: compra tutto su internet, fidandosi del mezzo e a prescindere dal device, l’importante è la semplicità di transazione. Il budget è naturalmente alto, fino a 2.000 €.

Il meticoloso: cerca sempre il miglior rapporto qualità/prezzo per cui confronta molto online le varie proposte. Non acquista spesso e lo fa col portatile. Budget fino a 800 €.

La riflessiva: considera comodo l’acquisto online, ma con calma senza farsi prendere dalla frenesia. Se acquista dell’abbigliamento, prima lo prova in negozio.

Il tradizionalista: usa internet più per trovare informazioni che per acquistare. Se proprio lo deve fare, e lo fa con poca frequenza, avviene per prodotti immateriali. Budget naturalmente limitato.

Ognuno di noi può ritrovarsi, totalmente o parzialmente, in uno di queste tipologie di e-consumer, così come anche nelle esperienze affrontate con le transazioni online.

Secondo la ricerca gli utenti preferiscono utilizzare il pc o il tablet: usare lo smartphone è più laborioso, non tutti i siti sono adattati al device, c’è la sensazione di minor sicurezza in fase di pagamento e spesso c’è difficoltà nella registrazione. Tra l’altro, a proposito di registrazione, si preferisce evitarla.

Se si usa lo smartphone la scelta prevalente è quella della navigazione sul browser che non attraverso le app, a meno che non siano brand conosciuti.

Il concetto che si ricerca in tutte le fasi è comunque quello della chiarezza e della semplicità delle procedure: dalla grafica alla ricerca dei prodotti, dall’adattabilità del sito al device utilizzato alla registrazione (se proprio ci deve essere) light, dalla gestione degli errori al pagamento. Questo è quello che chiedono gli utenti alle aziende.


Per un approfondimento:



Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo


giovedì 31 gennaio 2013

La camera d'albergo del futuro


Prendi un po’ di innovazione tecnologica, la metti nel pentolone dell’esperienza turistica con una visione al futuro di design, ne permetti la personalizzazione e l’arricchisci con un po’ di gadget semplici da usare ed ecco il risultato:


Forse ne è venuta fuori una camera d’albergo un po’ fredda, ma sicuramente la ITH Room Experience presentata alla FiturTech 2013 (mostra dell’innovazione e tecnologia turistica spagnola) è qualcosa di unico, da effetto WOW. 
(da Tnooz)