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sabato 15 novembre 2014

#BMO14: la Maremma del turismo online

Completa in ogni ordine di posto la sala dell’hotel Airone di Grosseto lo scorso 12 novembre in occasione del Buy Maremma Online, un incontro organizzato da Officina Turistica e finalizzato alla presentazione di un’indagine sul comportamento degli operatori turistici maremmani rispetto agli strumenti commerciali online.

Prima di arrivare al dunque, si sono succeduti gli interventi di Mirko Lalli e Giancarlo Carniani in differita dalla Procus Wright Conference in California a illustrare la prima giornata della conferenze, del direttore responsabile di turismo.intoscana.it, Vincenzo De Crescenzo, e di Joseph Fratangelo, Senior Sales Executive, Destination Marketing Italia per TripAdvisor, a raccontare le tendenze di comportamento dei turisti secondo il TripBarometer (e a far scoprire cos’è questo strumento gratuito del Gufo). Questa la formazione, a conferma che si è trattato di un buon antipasto del prossimo BTO di Firenze.
Tra l’altro, un mese prima già la Maremma era stata sede di una preview della due giorni fiorentina, a testimonianza del forte interesse del mercato online e anche del nuovo spirito con cui gli operatori (almeno alcuni) affrontano da qualche anno a questa parte i temi della commercializzazione turistica.

Evitando la cronaca dell’incontro, due sono i messaggi da sottolineare in particolar modo.
Il primo viene dalla Regione Toscana, che, dai numeri forniti durante la presentazione, continua regolarmente l’opera di promozione online sia attraverso le pagine web che attraverso i canali social, curando gli aspetti legati ai tematismi offerti dal territorio in base al mercato straniero.
Un’opera in tendenziale aumento – così pare – sia dal lato dei contenuti, sia dal lato delle interazioni con i visitatori del sito o con i follower dei social: il confronto infatti è stato fatto tra il III trimestre e il II trimestre 2014 (e non tra periodi di anni diversi…).
Più interessanti le performance del bookintoscana, il sistema di prenotazione gratuito offerto dalla regione alle aziende ricettive. Il sistema è cambiato molto nel tempo grazie ad una diversa organizzazione delle informazioni e quindi anche dei filtri che l’utente può utilizzare per affinare la ricerca. Ma quanto è usato dai visitatori di turismo.intoscana? Poco più di 60.000 i visitatori unici (da gennaio) con “solo” (?) il 57% di tasso di rimbalzo. (Solo? L)




Poco propensi ad utilizzarlo sono sicuramente gli operatori se si pensa che ancora soltanto poco più del 18% lo hanno attivato in uno dei tre profili. Tra l’altro uno di questi consente di interfacciare il proprio booking engine direttamente su bookintoscana: in pratica il visitatore della pagina regionale potrebbe prenotare direttamente sul sistema dell’hotel prescelto. Di questa possibilità solo 70 in tutta la Toscana ne hanno approfittato e 11 nella nostra provincia. Pochini. Anzi, niente se si pensa a quanti sono registrati nei portali dove invece si pagano le commissioni.
Sarà che la gratuità non basta a incentivare lo sfruttamento di questo mezzo; insomma potrebbe essere utile conoscere che volume di affari fa girare il mezzo alle aziende che lo utilizzano. Ma non è dato saperlo.
E a pensar male…..si resta dell’idea che l’avventura nella commercializzazione non sia una conveniente opera per gli enti pubblici.

Infatti, già i privati fanno fatica a far bene la vendita online, come ci ha mostrato l’indagine di Officina Turistica, figuriamoci il pubblico.
Il test fatto su 50 operatori maremmani inconsapevoli ha messo alla luce pregi e difetti, errori e qualche virtuosismo della nostra provincia.
Se questo numero fosse un buon campione atto a rispecchiare tutto l’universo della ricettività provinciale, già il fatto che il 72% delle strutture ha un booking engine, sarebbe una nota positiva.
Da rivedere un po’ la strategia e la gestione delle condizioni poste nelle OTA rispetto alle offerte proposte dai sistemi di prenotazione diretta (che sia il booking online, la mail o il telefono), benché non la diamo sempre vinta alle agenzie online.
Tra l’altro confrontando le tariffe tra le OTA e i siti proprietari, i maremmani non sono i peggiori, come si vede dalle slide di presentazione.

Certo, come provocatoriamente gli autori della ricerca (Robi Veltroni e Nicola Carraresi) hanno fatto notare, se il comportamento del campione trattato si rispecchiasse su tutte le aziende, le commissioni pagate (di troppo) sfiorerebbero il milione di Euro. Peggio sarebbe se invece la metà dei potenziali ospiti, sempre a causa di errori di strategia commerciale, scegliesse destinazioni concorrenti: si perderebbero più di 48.000 presenze per un fatturato di quasi 2,8 milioni di Euro.
Un buon modo questo per attirare l’attenzione sulla mancanza di linearità nella produzione delle offerte di soggiorno che i nostri operatori hanno rispetto ai mezzi di comunicazione utilizzati. Ed ecco quindi che succede che si rischia di mandare in confusione il nostro potenziale ospite se, ad esempio, si trova di fronte una di quelle 7 strutture che hanno dato quattro tariffe diverse (una sul booking proprietario, una per telefono, una per mail, una attraverso l’OTA).

Devono infine far riflettere quelle 8 (su 50, quindi il 16%) che non hanno risposto alle mail, quelle 9 (18%) col numero di telefono errato su Trivago.it e quei 5 (su 34, quindi il 14,70%) che al telefono non hanno saputo formulare un’offerta. Considerato che la ricerca è stata effettuata in luglio, momento topico della stagione estiva, questi casi stanno a significare che c’è qualche ombra, anche abbastanza importante e assolutamente da eliminare, nell’imprenditorialità turistica locale.



Comunque una buona pratica, l’intera ricerca presentata a #BMO14 affinché gli operatori si guardino un po’ allo specchio; un po’ come studenti che, dopo aver studiato per un esame, fanno un po’ di sano ripasso.




Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo

mercoledì 7 maggio 2014

Lotta di Brand


E’ di questi giorni la polemica scoppiata dopo le parole del governatore della Toscana, Enrico Rossi, sulla promozione autonoma di una parte della regione, la Maremma appunto, sostenuta invece da un altro presidente, Gianni Lamioni, della CCIAA di Grosseto. Uno scontro polemico e franco, ma che rischia di trovare supporter da una parte o da un’altra solo per spirito campanilistico o politico.

Certo è singolare che il governatore che oggi dice che “la Toscana vada pubblicizzata tutta intera, dalla Lunigiana alla Maremma, dall’Appennino all’Elba” anche perché “già si fa fatica a portare a conoscenza del mondo la Toscana, che pure è arcinota e celebratissima”, sia lo stesso che affermò tempo fa a riguardodi un marchio submaremmano: Credo che il vostro progetto (il progetto Alta Maremma, nda) rappresenti un bell’esempio di ciò che si può fare per valorizzare il nostro territorio e che possa rappresentare uno stimolo ed un ottimo suggerimento per le altre zone della Toscana”.


I politici hanno una buona giustificazione per tutto e sicuramente ci sarà anche per questa “apparentediversità di considerazioni su brand locali o sublocali.
Ma sono i confini territoriali a definire l’importanza o meno di un brand e, di conseguenza, la motivazione della sua promozione e valorizzazione? Domanda cui sarebbe utile fornire una risposta visto che si parla di risorse economiche pubbliche.

O forse sono i contenuti, la qualità e le potenzialità del brand stesso a giustificare gli sforzi? In un mercato così fluido, così veloce, così connesso è il contenuto ad essere il re delle conversazioni che creano il mercato stesso ed è su questo che bisognerebbe porre l’attenzione, più che sull’ampiezza territoriale a cui si riferisce un marchio o un prodotto da promuovere. Anche perché c’è sempre un brand più grande del tuo: l’attuale ministro del turismo, Franceschini, potrebbe sempre far presente a Rossi che è già difficile promuovere l’Italia che non possiamo permetterci di pubblicizzare le singole regioni.



E’ anche vero che qualunque amministratore o dirigente potrebbe trovare valori contenutistici nei propri piccoli o grandi territori e declinarli in prodotti turistici, tuttavia può essere (o forse già lo è) la democrazia o la libertà della rete a fare da giudice terzo e a dare quindi il giusto peso ad un brand già esistente e riconosciuto. E questo vale anche per noi e la Maremma, così come per il Guardian che ne ha affermato nelle sue pagine l’esistenza e il valore della nostra terra, e non solo perché è una zona periferica della Toscana.



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martedì 15 aprile 2014

La Maremma al mio #Vinitaly2014.

Capita con questo post che la rotta del blog vada a perdersi in terreni diversi dal solito; in qualche modo sarebbe meglio dire che si è andata a infilare tra i vigneti, in senso metaforico naturalmente.
È la seconda volta che mi capita di andare al Vinitaly a Verona: già era successo nel 2013 in una sorta di gita sociale. Stavolta, con più calma e con un filo di indicazione su ciò che si voleva andare ad assaggiare. Si perché anche se con una certa elasticità, ma avere un’idea in anticipo di ciò che si vuol fare è essenziale: il Vinitaly è una fiera, anzi la Fiera.
Come tutte è un incontro tra domanda e offerta, ma mentre per la maggior parte la rete ha sostituito e anzi le ha inglobate in sé in maniera permanente, in questo caso il digitale non può rimpiazzare (almeno per ora) la prova gustativa di una scelta così vasta e così concentrata.
Ecco perché il Vinitaly resiste, anzi cresce: 155.000 presenze in 4 giorni, con un +6% e buyer esteri pari a 56.000, contro i 53.000 dell’edizione precedente.

Con queste premesse bisogna sì organizzarsi con i compagni di fiera,  ma anche lasciarsi andare alla possibilità di ispirazioni dell’ultimo secondo, inviti e curiosità.
il "cuore di Les Cretes
Tuttavia, dopo qualche (p)assaggio nelle predette indicazioni programmate, tra gli amici di Cantine Lvnae (liguri, ma sul confine) e la Val d’Aosta di Les Cretes e i grandi e classici piemontesi di G.D. Vajra, dobbiamo pensare a soddisfare l’obbligo morale di visitare la nostra terra in versione Vinitaly. Questo non solo e non tanto perché da quando siamo nei #Maremmans non ci possiamo sottrarre alla promozione social della Maremma e di noi stessi, ma perché è naturale andare a carezzare la soddisfazione di respirare aria nostrana in un’ambiente così internazionale. Fa anche un po’ figo.
In realtà, già all’entrata avevamo già parlato maremmano, incontrando il presidente Lamioni della CCIAA di Grosseto: - E’ qui per qualche appuntamento in particolare?, e lui: - No, ho solo un padiglione con 70 produttori maremmani!, con tutto l’orgoglio possibile, ma che per scritto non si riesce a far vibrare.

Passione Maremma – Wine, Food & Shire è il titolo del padiglione dove hanno trovato spazio aziende del grossetano con propri spazi autonomi e beneficiando della collaborazione della Camera di Commercio stessa. Un modo per cavalcare al massimo il brand Maremma, la sua doc e l’evento di maggio che si svolgerà a Grosseto, tutto sotto un unico coordinamento e soprattutto un’unica veste.
dal secondo da sinistra: Flavio
e i suoi boys, del Grottaione
Ma prima ancora di arrivare a fare i maremmani turisti, non si poteva rifiutare la possibilità di pranzare con i nostri sapori. Tra i suoi appuntamenti, Slow Food, guarda il caso proprio quel giorno e in uno spazio lungo il nostro cammino J, offriva un menù degustazione toscano con abbinamento di vini di un’azienda agricola della zona sud della nostra provincia, quella dei Fratelli Bruni. E, ma come sarà strano il destino J, la pietanza proposta come secondo era l’ottimo peposo di vacca maremmana, cucinato dagli amici della Fattoria delGrottaione di Montenero d’Orcia. Se non è un testimonial questo piatto!

E’ stata dura ma poi alla fine, sotto l’ala della passione maremmana ci siamo arrivati. Certo, l’intenzione di
un angolo dello stand de Le Spighe
twittare o instagrammare in diretta il percorso c’era anche, ma un po’ la rete intasata, il wifi che non prendeva, la batteria scarica, l’aria di casa, i vini dell’agriturismole Spighe ci hanno convinto ad una pausa.
Non che gli altri, forse più conosciuti e “classici”, siano da disdegnare…tutt’altro: Poggioargentiera, Moris Farm, Terenzi, Montauto e tutti gli altri dimostrano quanta varietà e qualità si possono concentrare nei prodotti di un territorio, una volta dedito solo alla…..malaria. Perciò la scelta della bevuta maremmana è andata in qualcosa di meno conosciuto ai più.

un corridoio del padiglione

la saletta del padiglione

















































La Maremma era presente anche in altre aree della fiera veronese, come ad esempio in quella dedicata ai : e siamo andati ad assaggiare Cuccuvaia, l’unica etichetta di un’azienda nel comune di Cinigiano, nata grazie al sogno realizzato di due amici, un medico italiano ed un architetto greco. Una passione ed una particolarità: il vino esce come igt e non come doc di Montecucco, nonostante i vigneti siano iscritti nel relativo albo, perché resta un anno in più in cantina rispetto ai doc del Montecucco e perché è formato esclusivamente da sangiovese senza altri vitigni aggiunti.
vini bio
Della serie, tutti maremmani, ma ognuno a modo suo.

Infine, dopo aver continuato il percorso pomeridiano (cantine Masi, col d’Orcia, Castello Lispida, ed altri) ed aver superato il personale record di assaggio vini senza cadere nelle conseguenze dei fumi alcolici (49 in fiera più 4 fuori), un sospiro di sollievo: stavolta la Toscana, al contrario della Bit, un segnale della propria esistenza e del proprio brand l’ha messo (vedi foto e confrontala con quella bianca alla fiera di Milano).



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sabato 15 febbraio 2014

Perché la Toscana non può sbagliare.

E’ sempre preferibile non sbagliare, ma, come si dice, “sbaglia chi fa”. Però è anche vero che meglio sarebbe non prenderci gusto, perché (tanto per continuare con le frasi fatte) perseverare è diabolico.
Tante sono state le polemiche sulla nuova campagna promozionale della Toscana, che i vertici della nostra giunta regionale hanno preferito sospendere il tutto e rifletterci un po’ su. E’ pure comprensibile questo vero e proprio insabbiamento, visto che, di questi tempi e con questi errori, la Corte dei Conti o altri organi di vigilanza poi presentano….il conto ai responsabili.
(l'ironia corre sul web: il Sauron di Michelangelo secondo Fonderie Creative, sulla loro pagine Facebook, http://www.fonderiecreative.com/Fonderie.html)

Tuttavia ci auguriamo che la riflessione finisca presto e si arrivi ad una risoluzione veloce, considerato che ogni giorno che passa è un giorno di ritardo. E il mondo va veloce.
E così siamo andati in bianco alla Bit 2014. Ora non è che l’edizione Bit di quest’anno, la cosiddetta più importante Fiera del Turismo in Italia, sia proprio stato quest’evento da ricordare (sintetizzo il mio report sulla BIT 2014 nell’ultima immagine di questo post), però quei pochi che son passati davanti allo stand della nostra regione non hanno potuto non notare che qualcosa mancasse. Mancava la Toscana, come territorio, come immagini, come messaggio.
Penso sia del tutto comprensibile congelare la comunicazione taroccata, però non credo che l’archivio di Toscana Promozione non avesse qualche immagine da proiettare sui pannelli lasciati desolatamente spogli.

(Bit 2014: lo stand della Regione Toscana)

Rossi: «Marchio Alta Maremma e accoglienza per attrarre il turismo»
e dice anche “Credo che il vostro progetto (il progetto Alta Maremma, nda) rappresenti un bell’esempio di ciò che si può fare per valorizzare il nostro territorio e che possa rappresentare uno stimolo ed un ottimo suggerimento per le altre zone della Toscana”.

Era il 2008 (bei tempi!) quando Fondazione Sistema Toscana poneva la nostra regione
all’avanguardia della promozione con la campagna “Voglio Vivere così” e soprattutto con il forte impulso sui canali web e attraverso strumenti di animazione sui social network. Altre regioni hanno poi seguito l’esempio.
Negli anni successivi arrivano le chiusure delle Apt e si accentra la promozione, lasciando l’accoglienza al buon cuore delle provincie e degli enti locali. Ma tanto siamo fortunati, perché abbiamo un brand che da solo è conosciuto, meglio concentrare e promuovere i territori sotto il cappellone della Toscana.
Giustamente la Maremma ha seguito l’esempio, fortunata com’è (anch’essa) di chiamarsi Maremma Toscana, arrivando al risultato di convincere tutti (pro loco, comuni, consorzi) di lavorare sotto un unico richiamo.
Sia perché effettivamente il marchio Toscana ha pochi rivali al mondo, sia perché è meglio non sprecare inutilmente risorse.
Appunto!!!

La nostra regione non può permettersi questi errori
Intanto perché non si fa mai bella figura quando si predica bene e si razzola male. Fino a ieri il verbo era quello di unire gli sforzi ed evitare inutili ed inventati brand e sottobrand, ma era anche quello di comunicare la verità perché la rete ti può smentire da un momento all’altro; e invece in pochi giorni viene smentita un’intera politica turistica di anni.
Ma poi c’è anche la responsabilità di rappresentare uno dei motori attrattivi dell’Italia, a livello internazionale. Mentre il mondo registra il 5%, il nostro paese, pur rimanendo una meta desiderata, rischia di perdere quote di mercato: dati Istat su gennaio/settembre registrano il segno negativo con -4,9% di presenze. Basti questo a segnalare il campanellone d’allarme.
Ci sono poi ripercussioni anche a livello locale. Nonostante gli incrementi registrati nelle presenze in Maremma, si convive con situazioni scoraggianti, dalle vetrine abbassate di negozi chiusi a livelli di disoccupazione ancora preoccupante. La crisi ancora morde e rischia di offuscare la strategia anche imprenditoriale. E allora ecco la scelta “egoistica” di fare per conto proprio, di inventarsi vecchie idee di brand di statura alta, media o bassa oppure portali territoriali con propri booking engine a contrastare (sic!) le OTA come Booking.com o Expedia.

In una situazione così delicata come quella che stiamo vivendo, non ci si può permettere di perdere la bussola, contraddicendo quel “fare sistema” o quel “fare sinergie” che avevano trovato una propria strada.
Pensiamo infatti al portale turismointoscana.it, che ha acquisito nel tempo una sua autorevolezza online, e alla recente trasformazione del booking come piattaforma di prenotazione regionale unica, che può essere collegato ai singoli booking engine delle strutture ricettive che ne possiedono uno, o implementato nei siti dei comuni o delle pro loco.

Oggi, razzolare e incoraggiare a razzolare in modo diverso ci può portare solo ad un corto circuito, con conseguenti danni al nostro sistema turistico e difficile poi da rimettere in ordine.
Lassù, a Firenze, tornate in voi!

(Bit 2014, il mio report dall'edizione di quest'anno)



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domenica 9 febbraio 2014

Don Chisciotte, la Toscana e il web 2.0.

L’abitudine di acquistare il quotidiano locale regionale del Tirreno la domenica mattina può dare delle simpatiche sorprese. Un paio di queste galleggiano nel nuovo universo creato dalla rete, un ambiente definito web 2.0, ancora sconosciuto. O conosciuto ma non compreso.

Partiamo dallo sconosciuto: l’amico Robi Veltroni si confessa e si prende una pagina della cronaca grossetana per una recensione (non più) anonima su Tripadvisor riguardante un ristorante del centro maremmano.

“Sono io, Robi Veltroni, il recensore anonimo di Tripadvisor che sostiene che i menù di Romolo sono sessisti e farebbe bene a cambiarli. L’ho recensito due volte nell’ultimo anno. Ci sono andato 6/7 volte con almeno 10 ospiti diversi spendendo 700 euro (posso mostrare anche le ricevute). Visto che può permettersi di non avermi come cliente vorrà dire che andrò altrove. Prima però vorrei un ultimo invito a cena e spero proprio che Romolo mi accordi questo piacere…”.



A parte le provocazioni, compresa quella del ristoratore che “vieta l’ingresso agli utenti Tripadvisor”, la questione non è nuova: l’anonimato dei recensori, la paura delle recensioni farlocche o in malafede. Cosa che è molto più sentita nel settore della ristorazione, meno avvezzo ad avere a che fare col web, rispetto all’hotellerie, e tecnicamente con meno strumenti idonei ad individuare i clienti-recensori (i dati degli ospiti di un albergo vengono registrati e gestiti, diversamente da quanto accade in un qualsiasi ristorante, ad esempio).
Tuttavia, ciò non significa che nessuno può considerarsi fuori dalla rete: Internet esiste con tutti i suoi derivati (da Tripadvisor a Facebook, da Twitter ai blog) e fa parte della vita quotidiana, con tutti i suoi difetti e le sue contraddizioni. Combattere questa evoluzione sociale significa mettersi nei panni di Don Chisciotte e lottare contro i mulini a vento.

E poi ribaltiamo la medaglia: quando non c’era internet, le persone in malafede, i pregiudizi, l’ospite inaccontentabile o, peggio, con problemi psichici, esistevano allo stesso modo e parlavano “passando ad altri la propria parola”. Adesso il passaparola è online ed è pubblico, letto da milioni di persone, tra cui anche gli operatori giudicati. E’ questa la differenza sostanziale dal passato, motivo per cui dobbiamo attrezzarci a monitorare e gestire le rete e la nostra reputazione online, in modo da raccoglierne positivamente i frutti. Si può fare,… e mi viene in mente lo chef Costardi alla BTO nel panel “Reput’azione e food” quando diceva che “chiunque entra in un ristorante è un potenziale blogger.”
Per gestire questa rivoluzione serve, però, un adeguamento culturale, non sempre facile da conquistare.

Ma la rivoluzione del web 2.0 non è sempre sconosciuta, anzi c’è chi ne ha fatto una bandiera, coma la Regione Toscana, tra le prime ad investire il proprio budget per la promozione in questo campo. E gli investimenti non sono mai stati di poco conto.
Tra l’altro va anche segnalato lo sforzo del passo verso la promo-commercializzazione con una nuova piattaforma di booking (presentata in Maremma giorni fa).
Aggiungiamo, inoltre, che la Regione ha anche promosso, nel corso degli ultimi anni, seminari, convegni, corsi per aggiornare e formare gli operatori nell’utilizzo degli strumenti messi a disposizione dal web 2.0.
Ed anche se succede, come denunciato della prima parte di questo post, che ci si ritrova ad affrontare contenuti falsi, una delle indicazioni più importanti date da questo nuovo modo di comunicare è che la qualità offerta deve essere il più possibile collimante a quella promessa e a quella percepita dal cliente. E’ lui, il cliente, infatti uno dei nostri “mezzi di comunicazione”, il quale condividerà al mondo le proprie “percezioni”. E più la sua percezione è vicina a quanto comunicato e migliore sarà il commento divulgato, semplicemente perché abbiamo soddisfatto le aspettative dei nostri ospiti. Questo hanno insegnato, giustamente, agli operatori.
E stamani invece il quotidiano, rispetto alla nuova campagna di promozione turistica della Regione Toscana, titola (correttamente) così: Meglio un sogno tarocco che la solita cartolina.


Ci troviamo, quindi, la spiaggia della Feniglia (Argentario) con uno scoglio da dove la gente si tuffa, lo sfondo delle Alpi Apuane con uno sperone di roccia che non esiste, la cupola del Brunelleschi di Firenze con accanto la torre di Pisa. Tutti panorami modificati (bene), ma irreali, così come irreali sono i claim, ispirati da Dante, che in questo contesto appaiono taroccati anche quelli.



Chiaramente l’agenzia che ha curato la pubblicità difende il proprio lavoro, ma la domanda di fondo è: la Toscana ha bisogno di immagini ritoccate e aforismi inventati per comunicare il proprio brand? E soprattutto in un contesto di comunicazione dove si richiede una certa etica, è questa la nuova strada intrapresa in Regione?
C’è qualcosa (parecchio) che non torna.

Se proprio dobbiamo utilizzare l’inventiva invece che la nostra ricchezza naturale e artistica, allora meglio la burla olimpica fatta da un gruppo di aretini: un dispaccio fatto  girare in rete, in cui si raccontava he nove giornalisti canadesi inviati a Sochi in Russia per le Olimpiadi invernali erano arrivati per sbaglio a Soci, nel Casentino. Così Soci ha avuto la propria visibilità, online ed offline, con un falso sì, ma consapevole e ironico, secondo la tradizione del genio goliardico toscano.



P.S.: un grazie all’edizione del Tirreno di domenica 9 febbraio 2014 che ha ispirato il post.


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venerdì 4 ottobre 2013

Maremma, capitale della cultura a “loro insaputa”.

Una delle componenti fondamentali di un territorio e di una comunità è la cultura, intesa come patrimonio storico-artistico e di tradizioni ed è uno dei fattori attrattivi dei flussi turistici. Di cultura si mangia, ma ce ne accorgiamo solo quando, in ambito turistico, parliamo delle città d’arte, come Firenze, Venezia e Roma, mentre siamo un po’ più timidi quando parliamo di Maremma Toscana. Eppure, basta chiedere ai nostri ospiti (turisti) quanto c’è da vivere culturalmente nei nostri luoghi.

Ci arriva anche l’Europa in soccorso a questo tema: a pagina 3 della Guida per le città candidate a capitale europea del 2019 dice: «Ogni euro investito nella manifestazione può generare da 8 a 10 euro e quindi la manifestazione può contribuire alla crescita e all’occupazione». Personalmente credo che non ci dovrebbe essere bisogno di una guida, pure se scritta dall’Unione Europea, ma se non altro il concetto è ribadito in modo autorevole.

E’ notizia di questi giorni, infatti, che Grosseto e la Maremma sono candidate a Capitale Europea della Cultura per il2019, grazie all’azione di privati, Maurizio Cont e Gianmarco Serra, due artisti maremmani che hanno presentato il progetto. Ne è scaturito un dibattito sulla stampa locale che dimostra quanto e come la maremma sia una comunità, nel senso di un insieme di persone con obiettivi uniti e condivisi. Tanto che il Sindaco del Comune di Grosseto e il Presidente della Provincia hanno espresso il loro favore a candidare….Siena!

Per capire come spesso i rappresentanti politici non perdono occasione per nascondere la loro distanza dalla realtà, facciamo riferimento ad un progetto positivo, tra l’altro nato con il contributo dell’assessorato al Turismo della provincia, il cui report conclusivo è stato presentato in un convegno nei giorni scorsi: Maremma network for Tourism. Si è sostanzialmente trattato di un corso che ha coinvolto 300 operatori nel mondo del web 2.0 e ne è nata, “a loro insaputa”, un’associazione (i Maremmans) di “operatori della Maremma Toscana che promuove l'autenticità del territorio attraverso la voce dei propri abitanti”.

L’associazione non era il fine ultimo del corso, ma è nata spontaneamente (senza che Sindaco e presidente della Provincia se ne accorgessero), perché evidentemente esiste un filo culturale, probabilmente nascosto, che lega i maremmani nell’essere un corpo unico dietro a finalità che guardano al futuro e al bene collettivo. La promozione 2.0 è una testimonianza, una bella testimonianza.

E la presentazione del progetto per la Capitale della Cultura Europea è un altro bell’esempio.

Forse è superfluo mettere sulla bilancia le possibilità che ha il nostro territorio di fare una bella figura in questa “gara” o le motivazioni per cui questa candidatura vada portata avanti, anche se poi non dovesse andare in porto; perché comunque nel mettere a lavoro un po’ di teste pensanti e fare squadra dà un grosso stimolo a tutti.

E invece è tradito sul nascere dai propri rappresentanti istituzionali, che non riescono proprio a fare squadra. E rispetto alle istituzione la Guida succitata mette in guardia: «Altri problemi possono sorgere dal mutamento delle autorità politiche dal momento della nomina a quello della manifestazione quando la nuova configurazione politica non condivide l’impegno preso dalla precedente. È quindi importante cercare di trovare consenso politico fin dall’inizio». Qui non si tratta di un cambio di configurazione politica, ma di qualcosa che si è rotto: quel filo culturale che lega i maremmani si è spezzato, ahinoi, all’entrata dei palazzi della politica.


                                         
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