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mercoledì 24 dicembre 2014

Turismo online, quanto (non) cambierà per il 2015

A fine anno di solito si traccia un resoconto di quanto è accaduto nell’anno in via di conclusione oppure si tenta una previsione dell’immediato futuro. Questo rituale viene svolto in tutti i campi, ma il settore del turismo online ha acquistato un po’ di vetrina grazie a due notizie recenti: Booking.com che modifica i termini circa la parity rate e Tripadvisor che viene multato.

Iniziamo però con una premessa da fare sullo stato del turismo italiano.
Da una parte infatti ci sono buonenotizie sui movimenti turistici: l‘Unwto barometer (il report statistico dell’Organizzazione Mondiale del Turismo) registra il 2014 come l’anno record per il turismo, che “è destinato a chiudersi con un volume di oltre 1,1 miliardi di viaggiatori, segnando nei primi 10 mesi una crescita del 5%, superiore alle aspettative degli analisti”.
C’è un gran movimento fuori dai nostri confini, dentro i quali, tuttavia, non si riesce ad approfittarne. Anzi, chiudono le strutture più direttamente dedicate al turismo: secondo Confesercenti le imprese per alloggio e ristorazione sono diminuite nel 2014 rispetto all’anno precedente di 12.257 in Italia, di 1.010 in Toscana e di 76 in Maremma.
E’ vero che non bisogna mai fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono sicuramente settori più specifici nell’ambito turistico che vanno controcorrente rispetto all’arretramento generale, come ad esempio nei viaggi di lusso dove l’Italia surclassa tutti, secondo una recente ricerca di SHL (Small luxury hotels of the world). Resta purtroppo il fatto che il made in Italy è nei sogni di tutti (vedi Turismo e Made in Italy, ancore di salvezza), ma nelle realizzazioni (nel senso materialistico del guadagno – o revenue per i più sofisticati) di altri; e finché il sistema italiano (non quello turistico ma nazionale) non si sblocca, nulla può cambiare (vedi Il turismo non esiste).
Spostandoci sul campo delle opportunità offerte dal mondo della Rete, leggere che si voglia
costruire una OTA (agenzia di viaggio online) nazionale ormai non fa più stupire. Magari rassegnare si, considerato che sarà l’ennesimo errore (con spreco di denaro pubblico annesso) già fatto in alcuni livelli regionali, provinciali e talvolta comunali per fare la concorrenza a intermediari mondiali dal patrimonio pari a sistemi economici di alcuni stati.
In realtà sembrava cambiato qualcosa, quando Booking.com ha proposto (vedi [(dis)im]parity rate) di concedere agli hotel di vendere a tariffe diverse da quelle indicate nel loro sito. Con una piccola clausola, perché la parity rimanga con i prezzi offerti direttamente dal sistema di prenotazione di proprietà degli alberghi. E’ divertente pensare che magari questa idea la possa proporre anche Expedia. Una situazione da corto circuito tariffario, destinata, comunque la si veda, a non modificare i rapporti tra gli operatori e le potenti agenzie online.

Una situazione, invece, sembra si stia modificando tra questi ed altri grandi attori del web. Schematizzo per semplificare:
Booking.com nasce come OTA e nel tempo ha aggiunto le recensioni con possibilità di risposta da parte degli operatori, e una sorta di grande guida per decidere dove andare (basta infatti inserire i propri interessi e il “portalone” propone alcuni consigli);
Expedia non è da meno, benché il “cosa fare” è un po’ meno attrattivo;
Trivago è un metamotore che mette a confronto le tariffe degli hotel e fa una sintesi delle varie recensioni online, dando la possibilità di farlo direttamente sul proprio sito (anche qui con risposta);
Tripadvisor nasce come un grande contenitore dei giudizi dei viaggiatori su hotel, ristoranti, destinazioni e attrazioni, con possibilità di risposta e ultimamente offre tariffe di voli, mette a confronto le singole tariffe degli hotel, dà la possibilità di prenotare la struttura e naturalmente è di per sé una immensa guida;
Google nasce come motore di ricerca, ma con l’implementazione di tantissime funzioni ha prodotto hotel finder, comparatore di prezzi con possibilità di prenotare anche direttamente la struttura prescelta, le local page dove trovare la posizione dell’hotel e le sue recensioni.

Tutti questi operatori hanno naturalmente le proprie applicazioni per il mobile con geolocalizzazione delle offerte.
In pratica ognuno di questi è nato con una sua specificità e nel tempo ha ampliato il ventaglio di opportunità per il navigatore, diventando un po’ più simile agli altri.
E se anche altri attori si affiancheranno a questi (vedi Amazon) non potranno che assomigliarsi un po’ anche loro, con la necessità di aumentare gli sforzi verso due direttive. La prima è il mobile che sta sempre più aumentando il proprio mercato e l’altra la personalizzazione delle ricerche. Già su questa Mr G la fa da padrone profilandoci di continuo così da modellare gli avvisi pubblicitari su misura, ma anche il Gufo sta facendo la sua parte proponendoci classifiche personalizzate di strutture in base alle nostre recensioni e a quelle dei nostri amici (di Facebook).
Assistiamo quindi ad una sorta di omologazione di questi grossi calibri.

(Per capire la forza dei grandi attori del turismo online,
la classifica delle impressions in USA pagate a google tramite adwords)


Recente è la notizia della sanzione di 500 mila Euro a Trip da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per scorrettezza della pratica commerciale realizzata consistente “nella diffusione di informazioni ingannevoli sulle fonti delle recensioni, pubblicate sulla banca dati telematica degli operatori, adottando strumenti e procedure di controllo inadeguati a contrastare il fenomeno delle false recensioni. In particolare, TripAdvisor pubblicizza la propria attività mediante claim commerciali che, in maniera particolarmente assertiva, enfatizzano il carattere autentico e genuino delle recensioni, inducendo così i consumatori a ritenere che le informazioni siano sempre attendibili in quanto espressione di reali esperienze turistiche.”
In realtà il claim principale è stato un po’ cambiato, spostando l’attenzione dall’essere il più grande portale di recensioni ad essere il più grande portale di viaggi.
E’ vero anche che quel 10% circa di false recensioni potrebbero essere limitate ancor di più con strumenti maggiormente attenti.
Un esempio tra tutti sarebbe quello di non permettere più l’anonimato agli autori dei commenti, ma questo cambiamento comporterebbe una grossa modifica delle procedure di gestione. Perciò, possiamo pure non aspettarcelo, perché magari al Gufo conviene pagare anche un’altra multa.

Ci sarebbe infine il tema dei Big Data, questa mole enorme di dati e informazioni che, se non ben gestita, rischia di farci affogare nel mare della rete. Tuttavia su quest’argomento invito a leggere “Più dei Big Data serve la Big Idea” di Massimo Chiriatti, che spiega bene come serva un metodo di gestione, altrimenti il rischio è di perderne l’opportunità.

In definitiva, cosa dovremmo aspettarci dal 2015?

Nulla, stiamo solo con le antenne sempre attente.


Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo

giovedì 8 maggio 2014

Il barometro del Gufo: il tripbarometer 2014

Con una quantità di utenti così ampia e una struttura di marketing così sofisticata, i risultati dei sondaggi fatti da Tripadvisor non possono non essere di particolare interesse, quantomeno per capire le tendenze del mercato.

E’ chiaro che qualcosa vada preso con i piedi di piombo e comunque tenendo ben a mente chi è il suo promotore. Il sondaggio su viaggiatori e strutture ricettive più grande del mondo – questo è il sottotitolo – sembra farci trovare di fronte ad un qualcosa di immenso; in realtà, la nota in fondo, scritta come una clausola delle assicurazioni, recita: I dati sono stati raccolti tra febbraio e marzo 2014, attraverso un sondaggio online che ha coinvolto 10.370 rappresentanti di alloggi presenti nel database di TripAdvisor (i dati sono stati ponderati in egual misura tra i vari Paesi) e 50.637 utenti del sito web TripAdvisor e ricercatori online dell’istituto Ipsos che hanno analizzato i piani di viaggi online nell’ultimo anno, ponderando irisultati in base al profilo noto della popolazione online.

Il campione è sì considerevole, ma non così mondiale.

Come tutti i sondaggi, ed a maggior ragione con questo, quello che conta sono le tendenze e secondo il Gufo l’entusiasmo supera il pessimismo, anche nel nostro Paese. Difatti, la percentuale dei viaggiatori, sia per il mercato interno che quello internazionale, è destinato ad aumentare, in linea con quanto accade nel pianeta. I viaggi invece hanno una tendenza diversa, sia in Italia che nel mondo: quelli nazionali si prevedono in diminuzione (-3% Italia, -2% Mondo), quelli internazionali in deciso aumento (+6% Italia, +7% Mondo).

A livello di soldi, il sondaggio vuol offrirci un orizzonte roseo perché mette in evidenza che il 12% degli italiani preveda un aumento del budget per i viaggi nel 2014 (e gli altri?), però poi la spesa media sarà pari a $ 4.178 contro i $ 4.258 dell’anno prima. A livello globale si passerà invece dai $ 5.955 del 2013 ai $ 6.136 previsti.

Interessante, invece, la comparazione con quello che pensano gli operatori: il 64% crede che il clima economico nazionali influisca ancora sulle spese di viaggio, ma il 50% ha fiducia di ottenere un buon fatturato per l’anno in corso, considerando, tra l’altro che solo il 27% ha aumentato le tariffe (contro il 52% a livello mondiale).
Le aspettative risultano sensibilmente migliorate rispetto allo stesso sondaggio svolto a metà del 2013, quando si rilevava che gli albergatori fiduciosi erano un terzo, mentre ad aumentare i prezzi erano il 19%.
Alla fine, da noi, sembra che siano ottimisti per il futuro più gli operatori che non i viaggiatori.

Riguardo alle mete, i viaggi all’estero preferiti dagli italiani sono la Francia, come destinazione effettivamente visitata, e gli USA e l’Australia, come destinazioni desiderate.
Per la domanda mondiale, sono gli USA la meta effettivamente più visitata, mentre l’Australia e l’Italia sono indicate come le principali ‘dream destination’. In particolare sono gli americani, i brasiliani, i messicani ed i russi ad avere come sogno nel cassetto la nostra penisola. Tra l’altro questo è sicuramente un dato che conferma quanto diceva Google alla BTO, cioè le ricerche sull’Italia e il made in Italy.


Riguardo alla tipologia di vacanza la spiaggia vince su tutti (36%), segue la cultura (32%), imparare qualcosa di nuovo (28%), le città (21%) e il cibo (20%).
Inutile dire quali fattori influenzano maggiormente la scelta della struttura da prenotare: sia i viaggiatori (89%) che gli albergatori italiani (95%) ritengono che le recensioni online siano fondamentali. E anzi nel report globale è proprio Tripadvisor (guarda caso) la fonte d’inspirazione e di influenza maggiore. Segue il passaparola offline.


Più interessanti le tendenze di uso del canale di prenotazione divise per nazione: nei paesi asiatici, anche se l’online (da pc) è meno utilizzato, prende piede il mobile (smartphone e tablet). L’Italia sempre un po’ indietro nell’uso delle tecnologie tra i paesi occidentali. Almeno per il processo di booking. Se diamo uno sguardo ai servizi che possono influenzare la scelta di una struttura, è proprio il wifi gratuito, sia per i viaggiatori (65%) che per gli albergatori (83%) al primo posto. Dato in linea con l’opinione del campione mondiale. Seguono colazione e parcheggio. In evidenza il minibar che per il 63% dei viaggiatori di tutto il mondo, se ne può fare a meno.

Tutti ireport possono essere trovati qui, con l’accortezza di depurarli un po’ dagli occhi del gufetto.



Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo


domenica 9 febbraio 2014

Don Chisciotte, la Toscana e il web 2.0.

L’abitudine di acquistare il quotidiano locale regionale del Tirreno la domenica mattina può dare delle simpatiche sorprese. Un paio di queste galleggiano nel nuovo universo creato dalla rete, un ambiente definito web 2.0, ancora sconosciuto. O conosciuto ma non compreso.

Partiamo dallo sconosciuto: l’amico Robi Veltroni si confessa e si prende una pagina della cronaca grossetana per una recensione (non più) anonima su Tripadvisor riguardante un ristorante del centro maremmano.

“Sono io, Robi Veltroni, il recensore anonimo di Tripadvisor che sostiene che i menù di Romolo sono sessisti e farebbe bene a cambiarli. L’ho recensito due volte nell’ultimo anno. Ci sono andato 6/7 volte con almeno 10 ospiti diversi spendendo 700 euro (posso mostrare anche le ricevute). Visto che può permettersi di non avermi come cliente vorrà dire che andrò altrove. Prima però vorrei un ultimo invito a cena e spero proprio che Romolo mi accordi questo piacere…”.



A parte le provocazioni, compresa quella del ristoratore che “vieta l’ingresso agli utenti Tripadvisor”, la questione non è nuova: l’anonimato dei recensori, la paura delle recensioni farlocche o in malafede. Cosa che è molto più sentita nel settore della ristorazione, meno avvezzo ad avere a che fare col web, rispetto all’hotellerie, e tecnicamente con meno strumenti idonei ad individuare i clienti-recensori (i dati degli ospiti di un albergo vengono registrati e gestiti, diversamente da quanto accade in un qualsiasi ristorante, ad esempio).
Tuttavia, ciò non significa che nessuno può considerarsi fuori dalla rete: Internet esiste con tutti i suoi derivati (da Tripadvisor a Facebook, da Twitter ai blog) e fa parte della vita quotidiana, con tutti i suoi difetti e le sue contraddizioni. Combattere questa evoluzione sociale significa mettersi nei panni di Don Chisciotte e lottare contro i mulini a vento.

E poi ribaltiamo la medaglia: quando non c’era internet, le persone in malafede, i pregiudizi, l’ospite inaccontentabile o, peggio, con problemi psichici, esistevano allo stesso modo e parlavano “passando ad altri la propria parola”. Adesso il passaparola è online ed è pubblico, letto da milioni di persone, tra cui anche gli operatori giudicati. E’ questa la differenza sostanziale dal passato, motivo per cui dobbiamo attrezzarci a monitorare e gestire le rete e la nostra reputazione online, in modo da raccoglierne positivamente i frutti. Si può fare,… e mi viene in mente lo chef Costardi alla BTO nel panel “Reput’azione e food” quando diceva che “chiunque entra in un ristorante è un potenziale blogger.”
Per gestire questa rivoluzione serve, però, un adeguamento culturale, non sempre facile da conquistare.

Ma la rivoluzione del web 2.0 non è sempre sconosciuta, anzi c’è chi ne ha fatto una bandiera, coma la Regione Toscana, tra le prime ad investire il proprio budget per la promozione in questo campo. E gli investimenti non sono mai stati di poco conto.
Tra l’altro va anche segnalato lo sforzo del passo verso la promo-commercializzazione con una nuova piattaforma di booking (presentata in Maremma giorni fa).
Aggiungiamo, inoltre, che la Regione ha anche promosso, nel corso degli ultimi anni, seminari, convegni, corsi per aggiornare e formare gli operatori nell’utilizzo degli strumenti messi a disposizione dal web 2.0.
Ed anche se succede, come denunciato della prima parte di questo post, che ci si ritrova ad affrontare contenuti falsi, una delle indicazioni più importanti date da questo nuovo modo di comunicare è che la qualità offerta deve essere il più possibile collimante a quella promessa e a quella percepita dal cliente. E’ lui, il cliente, infatti uno dei nostri “mezzi di comunicazione”, il quale condividerà al mondo le proprie “percezioni”. E più la sua percezione è vicina a quanto comunicato e migliore sarà il commento divulgato, semplicemente perché abbiamo soddisfatto le aspettative dei nostri ospiti. Questo hanno insegnato, giustamente, agli operatori.
E stamani invece il quotidiano, rispetto alla nuova campagna di promozione turistica della Regione Toscana, titola (correttamente) così: Meglio un sogno tarocco che la solita cartolina.


Ci troviamo, quindi, la spiaggia della Feniglia (Argentario) con uno scoglio da dove la gente si tuffa, lo sfondo delle Alpi Apuane con uno sperone di roccia che non esiste, la cupola del Brunelleschi di Firenze con accanto la torre di Pisa. Tutti panorami modificati (bene), ma irreali, così come irreali sono i claim, ispirati da Dante, che in questo contesto appaiono taroccati anche quelli.



Chiaramente l’agenzia che ha curato la pubblicità difende il proprio lavoro, ma la domanda di fondo è: la Toscana ha bisogno di immagini ritoccate e aforismi inventati per comunicare il proprio brand? E soprattutto in un contesto di comunicazione dove si richiede una certa etica, è questa la nuova strada intrapresa in Regione?
C’è qualcosa (parecchio) che non torna.

Se proprio dobbiamo utilizzare l’inventiva invece che la nostra ricchezza naturale e artistica, allora meglio la burla olimpica fatta da un gruppo di aretini: un dispaccio fatto  girare in rete, in cui si raccontava he nove giornalisti canadesi inviati a Sochi in Russia per le Olimpiadi invernali erano arrivati per sbaglio a Soci, nel Casentino. Così Soci ha avuto la propria visibilità, online ed offline, con un falso sì, ma consapevole e ironico, secondo la tradizione del genio goliardico toscano.



P.S.: un grazie all’edizione del Tirreno di domenica 9 febbraio 2014 che ha ispirato il post.


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mercoledì 3 luglio 2013

Tripadvisor 1 Booking 0

Arrivano per posta in questi giorni, dopo un anticipo per mail qualche tempo fa, i certificati di eccellenza di Tripadvisor alle strutture ricettive. Nello stesso tempo anche Booking.com fa recapitare agli hotel una vetrofania con il voto medio ricevuto l’anno precedente.


Dopo un primo momento di soddisfazione narcisistica che ogni operatore ha nel momento in cui riceve questi attestati di “bravura”, ci si rende facilmente conto che sono soprattutto dei mezzi di marketing per i due “colossi” del turismo mondiale. Con la differenza che il Gufo lo fa meglio, se non altro per l’insistenza e qualche piccola innocente…mezza verità.

Tripadvisor infatti già molto tempo prima di inviare il cartaceo aveva inviato una prima mail ed ogni volta che l’operatore entrava nel backoffice del sito arrivava puntuale il pop-up di avviso della conquista del certificato. La lettera di trasmissione, poi, è eloquente: comincia con i complimenti per la “vittoria”, quasi fosse una gara, ed invita a promuovere questa strepitosa conquista mettendo in bella mostra l’attestato, scaricare il distintivo digitale e metterlo nel sito (tanto perché tutti i navigatori possano passare dal sito dell’hotel a quello del Gufo), scaricare il “modello” del comunicato stampa e inviarlo agli organi di informazione e condividere il tutto a mezzo Facebook e Twitter.

Tutto ciò perché “il certificato di Eccellenza viene attribuito al 10% di tutte le strutture al mondo”. Detto così sembra che venga attributi ai migliori, ma non dovrebbe esser così visto che i migliori sono… davvero tanti: basti pensare che il 90% delle recensioni sono positive, il punteggio medio di tutte le recensioni di Trip è superiore al 4 su 5 e il massimo punteggio è attribuito al 47% dei commenti (secondo Nomao e pagg. 60 e 61 di “Turismo e Reput’azione”, di R. Milano e F. Tapinassi, Maggioli editore). Allora, hanno fatto a estrazione? Ed è possibile che ogni volta che mi ritrovo in una riunione tra albergatori il certificato ce l’hanno in 9 su 10?

Nella lettera si fa riferimento ad un altro dato: “il 75% degli intervistati sostiene di essere più propenso a prenotare una struttura approvata da Tripadvisor”. Un’affermazione questa che è anche troppo pessimistica, immaginando che siano stati intervistati gli utenti del Gufo J, ma è anche populista nell’uso del termine “approvata”.

Un altro paio di finezze vanno maliziosamente lette nella diversità grafica dei due attestati (n.b.: facciamo riferimento alla stessa struttura ricettiva):
in quello di Tripadvisor si fa riferimento all’anno in corso il 2013 (anche se – dicono – si son basati sulle recensioni dell’anno precedente), in quello di Booking al 2012, dando la sensazione dello “scaduto”; inoltre nel primo si forniscono due messaggi ulteriori: la sensazione di aver vinto qualcosa e l’invito, anche se scritto in piccolo, a visitare il sito e fare recensioni.

La vetrofania di Booking viene invece (almeno nel caso preso in esame) portata personalmente dall’account manager. Giustamente di persona, col sorriso, è un’altra cosa, soprattutto se si invita ad una maggior collaborazione e a tenere “aperte” più camere possibili. Il problema è che questi poveri ragazzi si devono fare tutte le strutture di loro competenza di corsa e col rischio di non trovare la/le persona/e di riferimento disponibili. Ma comunque l’attestato che ti portano è già un oggetto dove il portale di prenotazioni ha speso un po’ di più rispetto ad un cartoncino.

Tirando le somme, sul terreno della promozione del proprio brand, attraverso questi certificati, il Gufo conferma la potenza di fuoco del proprio marketing.

A dimostrazione, però di come tutto sia relativo e che chi recensione ferisce, di recensione può perire, cito una classifica di siti di recensori (da KwikChex) dove Booking si prende la rivincita piazzandosi al 2° posto e surclassando Tripadvisor (15° posto). Questa è una classifica che si basa su parametri qualitativi delle recensioni e della loro affidabilità (pagg. 48-49, “Turismo e Reput’azione”, op. cit.).



Ma la popolarità  - ancora - si fonda su altri criteri.






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venerdì 5 ottobre 2012

La sfida delle recensioni


La tematica delle recensioni online, negli ultimi mesi, ha superato il confine degli “addetti ai lavori”, tanto da trovare spazio sui quotidiani nazionali. 
La notizia però riguardava la guerra contro il “mercato” di quelle false. Tuttavia di giudizi non veritieri ce ne possono essere di diverso tipo (vedi anche il post “chi di recensioni ferisce….”): quelle acquisite in cambio di forniture è solo un’evoluzione della “provvigione” o dei “regali” che aziende o semplici rappresentanti, talvolta, offrono ai responsabili delle strutture in cambio di ordini. Cambiano i mezzi ma resta la mancanza di etica professionale. E probabilmente anche la percentuale di operatori che usa questi metodi è la stessa, sia online che offline.


Il dibattito, così impostato, mette però in ombra la reale questione: le recensioni vere. Perché se è vero che il passaparola si è amplificato sui siti come Tripadvisor, Trivago e simili, dando in mano ai nostri ospiti un grosso strumento di influenza, anche agli operatori è data una possibilità che con il passaparola offline non c’era: le risposte.
La semplice considerazione da fare è quella che se un potenziale cliente-ospite sceglie la struttura anche attraverso il confronto dei giudizi che trova online, è normale che lo faccia anche leggendo le risposte, e più è interessato all’hotel o al ristorante e più approfondisce, cercando di capire se quello che ha trovato è effettivamente cosa sta cercando.

E’ quindi necessario affrontare sullo stesso terreno quei giudizi che non danno l’immagine che ci piace di più o fanno più grande del dovuto un imprevisto accaduto durante il soggiorno. E’ una vera e propria sfida su un campo che potenzialmente può essere letto in tutto il mondo e sul quale si gioca la nostra credibilità: perché chi risponde ci mette la faccia, mentre, spesso, lo “sfidante” no. E per un pubblico internauta maturo (o quantomeno che sta maturando nel tempo) il peso è diverso.

Ribaltare un commento negativo, cercando di dare motivazioni che non siano solo vuote giustificazioni, convincere il lettore della buona fede di chi risponde e della “supremazia” della risposta rispetto alla recensione, superare le potenziali diffidenze che le inesattezze di un giudizio ci possono danneggiare, vanno considerati come punti da conquistare in una virtuale “sfida” con il recensore.

E allora perché preoccuparsi se gli sposi che hanno scelto il ristorante del nostro albergo per il ricevimento di nozze giudicano “la spiaggia sporca e poco curata”, rispondiamo pure dicendo la verità e che “Ci spiace che la spiaggia, che nulla entrava nella organizzazione del ricevimento, venga considerata poco curata, ma trovandosi di fronte al mare aperto e non più occupata dalla nostra attrezzatura (il nostro servizio era terminato il 15 settembre) risultava già in balìa delle condizioni meteo-marine.”
Oppure se qualcuno si lamenta che il wifi non funzionava, specifichiamo meglio i fatti, visto che magari andava bene con l’iphone ma non con un portatile con windows vista e non siamo tecnici (vita vissuta).
In altri casi bisogna anche saper ammettere che dei misunderstanding possono capitare, garantendo che è stato un episodio naturalmente da non ripetere.

Poi c’è chi va oltre la sfida.

Mi piace prendere ad esempio le repliche di un hotel, il Montaperti di Asciano (Si), dove il responsabile delle pubbliche relazione, Nico, prende sempre la palla al balzo, non solo per una semplice risposta ma anche per lanciare messaggi ulteriori (su Tripadvisor, naturalmente).

E l’idea di dare un titolo sintetico alla risposta, la pone al pari della recensione.

Mentre lanciare messaggi allo stesso Tripadvisor, va oltre ogni immaginazione J


Questo è il nuovo mercato, delle conversazioni “amplificate”, e, nel bene o nel male, bisogna starci utilizzando le armi a disposizione, per lanciare la sfida, non per scappare. Perché anche Davide sconfisse Golia.



















Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo.

martedì 26 giugno 2012

Tripadvisor a ripetizione di geografia


Nella battaglia tra albergatori, o comunque operatori turistici, e il più grande portale di recensioni, sembra essere arrivato un piccolo “gesto di pace”, un rametto di ulivo per farsi amici almeno gli hotel delle più piccole località, quelle meno conosciute.
E’ arrivata infatti la notizia che Tripadvisor modifica i criteri di classificazione geografica, potenziando la ricerca per destinazione la quale includerà località più piccole e meno note, rispetto alle grandi città e alle destinazioni oggetto di ricerche più frequenti.

Fin qui una bella notizia, come spiega nell’esempio ufficiale dell’Hotel LaMorosa:  “l’Hotel LaMorosa si trova a Viserba, Italia. Viserba è una piccola frazione del comune di Rimini, oggetto di ricerche frequenti. Di conseguenza, quando un viaggiatore effettua una ricerca per la destinazione “Rimini” su TripAdvisor, l’Hotel LaMorosa verrà visualizzato come il quinto di 19 hotel di Viserba e il 45° di 517 hotel di Rimini. L’Hotel LaMorosa verrà restituito tra i risultati delle ricerche per “Viserba” e per “Rimini”.

Questo risultato però non è automatico. Serve che il proprietario della struttura si svegli e si muova verso Tripadvisor chiedendo di far parte della più nota località ricercata fornendone le prove, come recita la nota del “gufo”: “Il modo migliore per attestare la posizione ufficiale della struttura è quello di fornire a TripAdvisor una copia della licenza di esercizio in cui è riportata sia la località (frazione o provincia) sia la città principale. Sono accettate altre certificazioni, tra cui: una copia della dichiarazione dei redditi che indichi entrambe le località o il collegamento a una pagina del sito Web dell’ente turistico locale che riconosce l’appartenenza del piccolo centro alla località più grande. Gli editori di TripAdvisor verificheranno la certificazione prodotta ma non possono garantire che tutte le richiese di modifica della località verranno accolte. I codici di avviamento postale non costituiscono certificazione della località.”

Nell’epoca dove ci viene continuamente detto che tutto è semplificato dai mezzi web, Trip chiede certificazioni cartacee per la verifica della localizzazione geografica che già dovrebbe conoscere.
Se proprio non si vuol usare documentazione, c’è la possibilità di inviare un link della pagina web dell’ente turistico locale (per chi ce l’ha ancora), però poi tutto resta comunque in bilico visto che non si garantisce che tutte le richieste verranno accolte.
Possiamo anche comprendere la mancanza di fiducia nelle Poste (un po’ meno nei suoi cap), però perché dovremmo averla negli editori di Tripadvisor e nella loro imparzialità?
Non sarebbe più imparziale e veritiera (se proprio non ci si fida degli operatori) una semplice cartina geografica?

Personalmente consigliamo l’Istituto GeograficoMilitare.
Come al solito, però, il Gufo ritiene sempre meno attendibili gli operatori.

Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo.

martedì 21 febbraio 2012

Rotta semiseria sulla Bit 2012


La Borsa Italiana del Turismo, appena conclusasi a Fieramilano in Rho, sconta, ogni anno di più, una certa perdita di appeal, al pari dell’offerta turistica italiana, i cui numeri dimostrano sempre più un lento declino (la quota italiana di mercato negli ultimi dieci anni è passata dal 6,8% al 4,5%, mentre la Spagna è al 6%).
Non ho invece i numeri della BIT, ma bastava cercare camere disponibili nel periodo della Fiera, trovandone tranquillamente anche a buon mercato, per capire l’andazzo: sono lontani i tempi di quando la manifestazione si svolgeva dentro Milano e per girarla tutta, oltre a un buon allenamento e scarpe da ginnastica, non bastava un giorno.

L’edizione 2012 proponeva due padiglioni dedicati all’Italia, due alle destinazioni internazionali e due più specifiche per gli operatori (a loro riservate), il workshop e il tourism collection. Molto snella, quindi, agevole da visitare, ma anche con la possibilità di farsi degli itinerari grazie al sito internet di fieramilano, il quale permetteva di ricercare gli operatori interessati, individuandoli nella mappa e chiedendo loro anche un appuntamento, così da arrivare in fiera ed avere tutto pianificato.

I contatti si possono naturalmente ottenere e approfondire, tuttavia c’è da chiedersi cosa cambia farlo davanti a un pc collegato in rete, soprattutto se si ha un buon “commerciale”.
La fiera evidentemente ha bisogno di una svolta “concettuale”: è troppo generalista, quindi stancante e sempre meno attraente (per i visitatori e per gli espositori). E’ diventata la passerella della politica di “marketing territoriale” delle singole regioni ma anche della politica “e basta”.

E come disse Totò, “a proposito di politica, ci sarebbe qualcosa da mangiare?”: girando tra gli stand dei padiglioni italiani ecco vini, oli, formaggi, dolci, dimostrazioni culinarie e addirittura brevi corsi di manualità con ingredienti tipici. In certi momenti sembrava di essere a Torino al salone del Gusto.


Di questa parte di fiera non aspettatevi immagini…ché avevo le mani occupate.

Non c’è niente di male, l’offerta turistica italiana è anche e soprattutto questo e quindi è giusto esprimersi attraverso i sapori.

Certo che farlo fare a Dustin Hoffmann con quella faccia inebetita e pensando al cachet sborsato, viene da pensare… che ci sono tanti modi meno esosi e più efficaci.
Stand Regione Marche

In Toscana, invece, non si mangiava, si pensava al cinema.
Stand Regione Toscana

Il Veneto faceva castelli di sabbia (mi pare anche nel 2011 o nel 2010!).
Stand Veneto: scultura di sabbia
La Sardegna puntava sull’amore.
Stand Regione Sardegna

Mentre il Friuli
Hostess allo stand del Friuli Venezia Giulia

…non solo: c’erano anche dimostrazioni da scuola di mosaico. J
Dimostrazione di Scuola di Mosaico allo stand del Friuli

Il Trentino molto social
Cataloghi e card allo stand del Trentino

…ma anche la Sardegna si sta dando da fare.
allo stand della Regione Sardegna
Ma passeggiando ci si può imbattere in giochi di parole

…più o meno indovinati… 
Caronte Tourist, una flotta di navi traghetto per la Sicilia (o per l'inferno?)

…più o meno evocativi…(E…quitalia!)
Quitalia.com: un portale di prenotazioni di servizi: ma provate a cercare "quitalia" su google

E anche in offerte a prezzi stracciati

… o da rifarsi…i denti!
Kreativ Dental: una clinica di cure odontoiatriche a Budapest dai prezzi competitivi 

Ci si può imbattere in persone famose…
Patrizio Roversi di "Turisti per caso"

…e in personaggi famigerati!
Groupon: il famoso sito di social commerce (che di social non c'ha niente)

Tripadvisor: gioia e dolore di albergatori e non...


























A parte gli scherzi, la fiera come incontro tra domanda e offerta ha un senso sempre più limitato. E’ sempre vero che il contatto umano, nella fattispecie tra fornitori e dettaglianti, è un plus importante, anzi fondamentale; basti pensare che ho finalmente conosciuto una “famosissima” blogger (@lakikka80), con cui twitto da diverso tempo, insieme alla sua collega (@elettrix) di Il TuristaInformato, con cui mi auguro di attivare una fattiva collaborazione (anche qui nessuna foto causa brindisi al vino rosso).

La Bit ha comunque bisogno di acquisire delle nuove motivazioni, ad esempio specializzandosi in un settore o in alcuni aspetti particolari, oppure puntando sugli eventi formativi, altrimenti il rischio è che arrivi spompata all’Expo 2015, un po’ come una volta arrivavano i visitatori dopo una giornata in fiera. Ma era un’altra Italia.

Un dinosauro: anche lui alla Bit 2012

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