sabato 28 aprile 2012

Maremma e-commerce!


In un recente post (Maremma 2.0 quasi 3) avevamo analizzato come il territorio maremmano si sta “socializzando” sempre più, utilizzando i nuovi strumenti 2.0 messi a disposizione in rete.
Fare engagement, promuovere eventi e destinazioni turistiche online, attestare il proprio brand sul mercato, poi però è necessario concretizzare. In poche parole vendere e, visto che ci siamo, vendere in rete.

L’e-Commerce in Italia, rispetto agli altri paesi industrializzati è ancora un passo indietro (vedi vecchio post su eCommerce del 2011), ma i margini di miglioramento sono potenzialmente importanti. Secondo lo studio “L’eCommerce in Italia” di Casaleggio Associati le percentuali di incremento del settore registrano quel segno “+” che difficilmente si trova in altri ambiti in questo periodo.
E le prospettive di sviluppo sono anch’esse positive, basti solo pensare che “l’Italia è leader europeo sia per la penetrazione di smartphone nella popolazione, sia per traffico dati che si scambia quotidianamente”. Un’analisi particolarmente interessante è su Ninja-Marketing.

E’ noto che le cose non avvengono mai per caso e mai da sole, tant’è che dopo aver letto l’articolo di Ninja, ci siamo imbattuti quasi per caso in un bellissimo esempio di social-commerce, legato al vino e soprattutto alla Maremma: Maremma Vigna Mia.
Il sito non è solo uno store online per la vendita di vino tipico, ma soprattutto invita ad adottare un pezzo di vigna, così da produrre il proprio vino. Una personalizzazione a tutto tondo: non solo della bottiglia (etichetta e tipologia di recipiente) ma anche della vite da cui si produce il “nettare degli dei”.
Infine non ci si ferma alla rete online, l’invito è anche ad andare in vigna, lasciando il pc a casa, e partecipare alla vendemmia: un engagement dall’esperienza diretta.
E-Commerce, social, esperienza, tipicità, territorio sono i giusti ingredienti di questa bella e coinvolgente iniziativa dal sapore maremmano. E scusate il campanilismo.


Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo

giovedì 15 marzo 2012

Intermediazione vs Disintermediazione


L’intermediazione turistica è rappresentata da tutti quei passaggi, di vendita e di organizzazione, che si interpongono tra il turista e il servizio prodotto (hotel, ristorante, aereo, e quant’altro). Come in tutti i settori, anche in quello turistico ogni passaggio è una provvigione o un costo, in base al punto di vista, sempre comunque in percentuale rispetto al venduto. C’ho che differenzia l’intermediazione nel settore turistico rispetto ad altri mercati, è l’ambiente in cui vive, sempre più online.
Accanto ai più classici Tour Operator e Agenzie di viaggio, anch’essi comunque non esenti dall’uso di strumenti web, sono nate, evolute e prosperano le OTA (o OLTA, Online Travel Agency), in pratica intermediari che vendono servizi turistici esclusivamente in rete.

La disintermediazione è chiaramente la “corrente di pensiero” opposta, che trova anch’essa la sua massima, ma non esclusiva, espressione online: la finalità è quella di riuscire a vendere i propri prodotti direttamente al turista finale (dal produttore al consumatore), senza nessuno in mezzo. Quindi, tutto quanto serve a portare all’attenzione del potenziale ospite il sito internet del nostro hotel, per poi convincerlo a prenotare attraverso il nostro booking engine, è disintermediazione: attenzione all’indicizzazione del sito sui motori di ricerca, politica di intervento sui social media, monitoraggio alle recensioni sui portali, promozione, sono alcune delle azioni della strategia disintermediante che un hotel può mettere in atto. E’ chiaro che non sono del tutto gratuite, ma sono rappresentate da un costo fisso rispetto al fatturato che possono stimolare.

Del rapporto tra intermediazione e disintermediazione si discute in molti angoli della rete, così come in seminari e conferenze varie, per cui si possono trovare migliori interpretazioni che in questo post; però è anche vero ognuno di noi è il risultato della propria cultura, o meglio della propria esperienza.

Sperando di non essere troppo autoreferenziale, il curriculum del sottoscritto comprende un periodo da pubblico amministratore durante il quale si occupò di servizio idrico del proprio comune. Una volta appresa la situazione di approvvigionamento idrico del comune (quanta acqua e da dove arrivava) venne elaborato una sorta di piano d’intervento con lo scopo di aumentare la portata in adduzione del prezioso elemento. All’attuazione del piano la rete di distribuzione sarebbe stata alimentata da sorgenti provenienti dall’Amiata, sorgenti locali, un campo pozzi a sud dell’Argentario, un pozzo a nord, alcuni pozzi locali, potabilizzatori, dissalatori e una rete di distribuzione di acqua ad uso industriale (quindi non potabile). L’idea di fondo era la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, con l’idea che se anche una si fosse esaurita, le altre avrebbero potuto sopperire, almeno in parte, alla minore portata d’acqua.


Applicare l’idea della diversificazione è un altro modo di definire i propri canali, intermediati o disintermediati, di vendita. Ogni hotel, così come ogni ristorante o altro produttore di servizi, ha la sua specificità, in termini di location, standard qualitativo, rapporti umani, target di riferimento; tuttavia una sana politica commerciale, in un mercato in continua evoluzione e senza più stabilità e certezze, non può prescindere dalla diversificazione dei canali di vendita: il proprio sito web (meglio se anche mobile) con tanto di booking engine, nelle traduzioni che riteniamo più opportune, le OTA che ci danno maggiore soddisfazione, i Tour operator che operano nei mercati internazionali ritenuti più interessanti, una rete di agenzie di viaggio, profili da monitorare e gestire sui social network, insomma un piano marketing che individui un mix di azioni e una rete di vendita diversificata, tale da colmare defaillance inaspettate.

Insomma, intermediazione vs disintermediazione = diversificazione.

Fonte (di ispirazione): Booking blog.


Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo

domenica 11 marzo 2012

Toscana in rete 2.0, rete in Toscana 0.2



Conquista la prima pagina del Tirreno domenicale (cartaceo dell'11.03.2012 oppure qui) l’inchiesta dei lettori promossa dal quotidiano toscano sulla lentezza della rete.
Un test fatto direttamente dagli utenti grazie a speedtest, in varie località della regione, denuncia una situazione difficile per l’adsl veloce, anzi in certe aree l’adsl nemmeno arriva, nonostante i dati ufficiali parlino del 96% di copertura e contratti che promettono 7 mega.
Specifica il giornale che “naturalmente si tratta di stime che se non hanno il crisma della scientificità, hanno almeno il pregio dell’omogeneità.” […] Però “il risultato di questo esperimento casalingo è desolante, soprattutto se si tengono a mente le parole del presidente Enrico Rossi, i cui dati parlano di una regione coperta al 96% da Internet a 7 mega: il governatore punta ad arrivare alla copertura totale a 20 mega entro il 2015 e a 30 mega entro il 2020.


Tuttavia, si parte da premesse che vedono misurazioni di velocità in download a 0,16 Mb/s da un utente di Collesalvetti o di 0,63 Mb/s da utenti di Bagno di Gavorrano, Viareggio e Altopascio oppure zone, per lo più frazioni, che si affidano alle chiavette: l’articolo fa riferimento a Collesalvetti, Palaia, Riparbella, Pescia.
Conclude l’articolo con una speranza “Il Corecom (comitato regionale per le comunicazioni sulla banda larga) pubblicherà online una mappa dove verranno riportate, territorio per territorio, anche le dichiarazioni degli operatori e i cittadini potranno confutarle. Sempre che riescano ad aprirla sul pc…”.

La situazione della rete così descritta appare ancora più sconfortante se la affianchiamo alla campagna di comunicazione promossa massicciamente online dal 2010 dalla regione Toscana: “Voglio Vivere Così”, i servizi web e mobile, il social media team e il monitoraggio dei social network, il portale del turismo, il Tuscany+ (l’app per Iphone di Augmented Reality) e così via.
Diventa quindi improbabile per un operatore, la cui struttura si trova in un’area senza banda larga, entrare nelle conversazioni stimolate nel web o, peggio, offrire la connessione al proprio ospite magari arrivato “attraverso” la rete.

Insomma la nostra regione si presenta come quegli studenti alle superiori a cui mancano le basi della scuola dell’obbligo.

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