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domenica 15 marzo 2015

Spunti da #BMO15 e i “palati fucilati”

La due giorni di Buy Maremma Online del 10/11 marzo scorso non è stato solo un evento importante per i temi affrontati e grazie al livello dei relatori dei vari panel, ma la rilevanza va ribadita per il semplice fatto che…c’è stato. E grazie ad un’iniziativa privata. Una shackerata di cui la nostra placida Maremma ne ha assoluta necessità, per non rischiare di sentirsi bella delle proprie potenzialità.
Tra l’altro, in un momento storico più difficile e nello stesso tempo caratterizzato da una congiuntura (sempre e solo potenzialmente) favorevole, data da un insieme di fattori quali il prezzo del petrolio, il cambio dell’euro e il quantitative easing della Bce, dicono quelli bravi che non si può non riprendere la via dello sviluppo, ma senza aspettare che questo ci cali dall’alto.

Restando nei nostri più limitati confini maremmani, ma con l’occhio sempre attento a ciò che ci succede attorno, tipo l’EXPO, l’attenzione di BMO è stata incentrata sui due binari dello sviluppo del futuro: l’innovazione nell’online e la cultura del food. Due elementi su cui non ci si può distrarre, nel senso che dobbiamo continuare ad approfondire e ad aggiornarci, e su cui dobbiamo fare “comunità”; tant’è che il messaggio finale è stato, nello stesso tempo, il nuovo titolo all’evento, e cioè Join Maremma Online (#JMO).
Da dove partire? Dai contenuti, naturalmente, e quindi dalla nostra tradizione enogastronomica che dobbiamo conoscere ed approfondire, il solo modo per poterla divulgare e proporla come esperienza ai nostri ospiti.

Ed è anche l’unico modo per “combattere”, o forse sarebbe meglio dire “correggere”, i palati fucilati. Rubiamo quest’espressione da un amico, per estremizzare e semplificare un concetto che ci permette di partire da lontano.

Il 70% delle biodiversità nel mondo, durante il secolo scorso, è andato perso ed a questa distruzione hanno contribuito le multinazionali dell’alimentazione, globalizzando il mercato mondiale e standardizzando i consumi. I global brand dell’industria alimentare sono i proprietari dei fucili che hanno “sparato” sui nostri palati, troppo spesso abituati ai soliti gusti e odori.
Nel nostro piccolo, come ha illustrato Francesco Gentili al BMO, abbiamo la possibilità di difendere e valorizzare 112 prodotti agroalimentari toscani “made in Maremma”, 11 dop e igp, mentre nell’ambito vinicolo 2 docg, 10 dop e un igt. Aggiungiamo inoltre che 4 sono i Presidi Slow Food in Provincia di Grosseto e 39 i prodotti dell’Arca del Gusto in tutta la Toscana.
Abbiamo quindi un patrimonio da valorizzare, nel senso di sfruttare letteralmente per dare la possibilità ai nostri ospiti di vivere un’esperienza davvero unica, non solo come banale slogan ma concretamente, grazie ai prodotti enogastronomici locali sia come ingredienti nei menù dei ristoranti sia come elementi della nostra storia.
Del resto, come indicato da LidiaMarongiu nella presentazione “Food & Travel Maremma”, nel food la componente che conta di più è il sapere, che non a caso ha il significato etimologico e originario di «avere sapore» (vedi anche il dizionario etimologico online).
Gli operatori si devono ritrovare insieme sotto una sorta di ruolo di divulgatori del sapere maremmano, dei sapori e dei profumi dei nostri prodotti, del piacere del nostro stile di vita.
Ed in un certo senso bisogna anche fare un po’ da educatori per far superare al palato fucilato che abbiamo di fronte la possibile difficoltà nel comprendere, sotto tutti i punti di vista, un sapore genuino e schietto, diverso dallo standard comune e salvatosi dall’inondazione dell’industria alimentare.

Il cibo, quello buono, pulito e giusto secondo i canoni slowfoodiani, è cultura, fatta con piacere, ma è anche economia, perché aiuta i produttori del proprio territorio (oggi si parla di chilometro zero, ma aggiungiamo anche il miglio zero, pensando al mare), e non dimentichiamoci della salute.

Se l’Expo sarà in grado di proporre questo messaggio al mondo, la Maremma non può che ritrovarcisi e trarne vantaggio, costruendo, tra l’altro, la cornice in cui unire la propria comunità economica e turistica, e ovviamente culturale.
Stay Joined!


Su questo da sottolineare l’intervento su CheFuturo! di Marco Gualtieri: “Expo, Seeds&Chips e perché parliamo dicibo e tecnologie digitali”.



 Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo  

sabato 31 gennaio 2015

Ancora sul turismo maremmano nel 2014: focus su tre comuni

Come accennato nel precedente post (Traluci e ombre, il turismo maremmano nel 2014), affrontiamo per quanto possibile un approfondimento “territoriale” sui flussi turistici verso la nostra Maremma.
Se i vari indicatori sui movimenti turistici, basati su tutta la provincia, fanno la media delle
diverse destinazioni, entrando un po’ più nel dettaglio si può vedere meglio dove l’orizzonte è più roseo e dove più scuro, rispetto al quella stasi un po’ grigia che i dati globali ci hanno fornito.
Certo che sarebbe stato più interessante e compiuto se anche l’amministrazione provinciale fosse più “open”, rendendo cioè pubblici (e online) i dati e le informazioni che elabora, in questo caso, per competenza amministrativa. Le statistiche sui flussi turistici di un territorio, provinciali e comunali, non sono soltanto numeri su cui fare comunicati stampa a favore o contro determinate situazioni, ma offrono uno strumento per capire le tendenze del mercato turistico, cosa utile anche ai singoli operatori.
Ma tant’è!, accontentiamoci di quanto esce sulla stampa web su Orbetello, Manciano e Monte Argentario. Tre comuni che rappresentano rispettivamente il 20,66%, il 3,40% ed il 3,02% del movimento turistico provinciale, oltre che avere caratteristiche sia attrattive che di offerta strutturale diverse.





Premesso che purtroppo non abbiamo disponibile la scomposizione dei flussi tra italiani e stranieri, partiamo sempre dal presupposto che è preferibile tenere in maggiore considerazione il periodo estivo (da giugno a settembre), che rappresenta l’88,91% ad Orbetello, il 54,23% a Manciano, il 72,30% all’Argentario. Ciò valga sia per dare la stessa valenza temporale ai dati, sai perché rappresentano il periodo “con più carne al fuoco”, sia per escludere gli ultimi due mesi dell’anno che sono notoriamente meno affidabili alla data di pubblicazione del presente post.
La prima cosa che emerge su tutto è che rispetto alla “grigia” stabilità del flusso medio provinciale, i tre comuni hanno un diverso comportamento. Infatti, sia rispetto al dato annuale che a quello stagionale, Orbetello sorride, mentre gli altri due comuni hanno segni negativi.
Addirittura nel comune lagunare l’aumento delle presenze annuale è superiore a quello estivo (+6,22% e +5,90%). Manciano invece sconta pesantemente le alluvioni subite (-13,50% e -8,45%), mentre l’Argentario sconta la propria struttura dell’offerta turistica (-9,77% e -11,73%).
Osservando la distinzione tra le strutture alberghiere e quelle extra-alberghiere per tutti e tre i comuni, emerge lo stesso trend della maremma. A Orbetello infatti è per le strutture alberghiere che sia le presenze (-4,55% in estate) sia la permanenza media (-6,55%) subiscono una diminuzione. Segno meno più pronunciato all’Argentario: -16,33% per le presenze e -10.91% per il soggiorno medio. A Manciano la decrescita è su tutti i numeri, ma più pronunciata per gli hotel: -11,06% per le presenze e -9,41% per la permanenza, mentre il comparto extra segna rispettivamente -6,77% e +3,85% (l’unico segno “più” nel comune termale).
Se quindi chi è approdato in Maremma ha preferito soggiornare in campeggio, in un villaggio o in un affittacamere, si comprende come nel territorio orbetellano, dove l’offerta per l’86,19% (sui posti letto) è caratterizzata dall’extra-alberghiero, ne è conseguito un consistente incremento dei movimenti turistici. Mentre all’Argentario, dove prevale l’offerta alberghiera (58,79% sul totale dei posti letto) e di un livello mediamente alto, la presenza turistica ha segnato una importante contrazione (ebbene sì, ci sono i dati dell’offerta, ma solo a livello assoluto, senza tener conto degli effettivi giorni di apertura che ci avrebbero potuto dare elaborazioni più precise come l’occupazione media…).

Comunque anche in questo caso, si ribadisce come l’hotellerie maremmana non è riuscita a stare al passo di questo momento storico.
Sarà solo un problema di prezzo in senso assoluto o di rapporto qualità/prezzo?




 Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo 

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Aggiornamento: i dati ufficiali di tutti i comuni pubblicati il 2 marzo 2015 - clicca qui

giovedì 22 gennaio 2015

Tra luci e ombre, il turismo maremmano nel 2014

Di questo periodo nel 2014 venivano rese note le performance positive dei flussi turistici in Maremma (I numeri positivi del turismo in Maremma Toscana) e, grazie anche a riconoscimenti nazionali ed internazionali, si intravedeva un orizzonte rosa, o quantomeno roseo.
Durante la stagione balneare, il colore è poi diventato plumbeo, come le nuvole di pioggia
che si sono addensate proprio nei mesi estivi, e non si è persa l’occasione di prendersela con le previsioni meteo, le condizioni atmosferiche e l’immancabile crisi. Tant’è che a novembre si registrava una profonda crisi di parole o forse oggi possiamo meglio dire, restando sulla terminologia metereologica, un vortice da cui non si trova via d’uscita. Si paventava, proprio a fine stagione balneare, che il turismo nel nostro territorio non fosse andato benissimo e contemporaneamente ci si ingarbugliava nelle azioni da mettere in campo per migliorare la situazione (Maremma e Turismo: crisi di parole).
Dai dati statistici forniti dall’Ufficio statistica dell’amministrazione provinciale di Grosseto (vedi anche il Giunco.net "Turismo, aumentano gli arrivi ma calano le presenze") si rileva infatti una stasi di quello che, invece, sembrava potesse diventare un momento di sviluppo.

Di seguito vengono proposti i dati di sintesi degli arrivi e delle presenze delle strutture alberghiere, extra-alberghiere e totali, distinte tra italiani e stranieri, con l’aggiunta naturalmente del dato globale e delle permanenze medie. Inoltre sono stati elaborate le stesse informazioni relative ai mesi estivi (giugno, luglio, agosto e settembre), quei mesi dove si registra circa l’80% del turismo in maremma (più precisamente l’83,87% delle presenze italiane totali e il 79,16% di quelle straniere, nel 2014): il momento, quindi, più significativo dell’anno, sia in termini statistici che economici, e che non dovrebbe essere inficiato da errori di rilevazione (i dati ancora non possono dirsi definitivi perché per gli ultimi mesi dell’anno  - ancora a gennaio – non tutti gli operatori hanno inviato i modelli statistici).






A livello complessivo non sembra che sia andata poi così male. Proprio se si pensa alla provvisorietà di rilevazione di novembre e dicembre 2014, quel -0,69% di variazione delle presenze totali significa una stabilità di fondo. Anzi, d’estate addirittura c’è un +1,09%, con gli italiani che, pur di poco, aumentano e gli stranieri che si concentrano nei 4 mesi di metà anno (+3,31% d’estate a fronte di un -3,31% rapportato all’anno). Anche sul fronte degli arrivi la tendenza segna miglioramenti, a discapito però della presenza media che ne risente, a livello annuale in maniera più consistente. Nulla cambia invece nella composizione dei flussi turistici: la presenza italiana nel 2014 è rimasta naturalmente la preponderante con il 70,78% sul totale.

Variazioni più ballerine col segno meno, ci arrivano nel comparto alberghiero maremmano, dove a fronte di maggiori arrivi, le presenze variano in senso contrario. Focalizzando l’attenzione solo sui mesi estivi, ad esempio, gli italiani arrivano di più (+2,37%) ma stanno meno (-4,65%) stabilendo la permanenza media in 3,98 giorni a fronte dei 4,27 del 2013, tornando ai livelli 2012 (3,96 giorni).
Gli stranieri fanno peggio: da un lato un leggero aumento di arrivi (solo d’estate, mentre peggio fanno a livello dei 12 mesi con un -2,68%), dal altro frenano le presenze (-4,47% estivo). Insomma, hanno preferito pernottare meno nei nostri hotel.
Situazione, ovviamente, più stazionaria nel comparto extra-alberghiero che trascina su un livello di stabilità tutto il settore.
Infatti gli alberghi pesano meno a livello di flussi turistici (28,83% sul globale delle presenze 2014), tuttavia, sia per l’investimento immobiliare sia per una maggiore regolarità stagionale (basti considerare che le presenze alberghiere sono meno concentrate nei 4 mesi estivi: 72,24% contro l’86,65% dell’extra-alberghiero), hanno una valenza pesante nel sistema economico della provincia.
E purtroppo nel 2014 hanno rappresentato la zona in ombra del sistema turistico, tanto più se si pensa che la (di solito) maggiore organizzazione avrebbe dovuto far cogliere meglio quelle potenziali occasioni riguardanti la brand reputation della nostra destinazione di cui si parlava (bene) all’inizio dell’anno passato.

Sarà un problema di prezzi? Oppure è la Maremma che, nella sua immagine bucolica, attrae maggiormente ospiti in agriturismo e in campeggio?
Fatto sta che gli hotel in Maremma perdono la partita, e non possono neanche appellarsi al cattivo tempo.



Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo

(o aspettate il prossimo post che farà da appendice)
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Aggiornamento: i dati ufficiali usciti il 2 marzo 2015 - clicca qui

martedì 18 novembre 2014

Turismo e Made in Italy, ancore di salvezza

Sembra il solito mantra retorico, eppure lo dicono tutti, in particolare i consumatori globali, che il Made in Italy e l’accoglienza del nostro paese sono valori unici e irreplicabili, i quali, se ben sfruttati, sarebbero il miglior volano di sviluppo possibile.

Tuttavia è quanto si deduce mettendo a confronto due ricerche, pure se dalle diverse caratteristiche e dalla differente valutazione finale del nostro status attuale.

Partiamo da quella che offre il risultato peggiore, il Country BrandIndex 2014/2015. La ricerca svolta da FutureBrand deriva dalla elaborazione, qualitativa e quantitativa, di risposte a questionari di 2.530 opinionisti e viaggiatori d’affari o per piacere, e determina la classifica della reputazione di 75 paesi. Quest’anno “vince” il Giappone, mentre l’Italia perde tre posizioni rispetto all’anno passato e si colloca al 18° posto.


Ormai la perdita di posizione nelle varie classifiche che spesso gli organi di informazione ci leggono non è più una notizia. Purtroppo.
Andando un po’ più nel dettaglio della ricerca, ci salviamo, anzi siamo primi, nelle sotto-classifiche relative al Turismo e al Patrimonio artistico e culturale. Nelle altre (Sistema di valori, Qualità della Vita e Potenzialità per il Business) non ci affacciamo nelle prime, considerate le nostre svariate problematiche come sistema-paese; lo stesso accade riguardo al parametro del “Made In”, in pratica la percezione di brand relativa all’origine delle merci prodotte in quel determinato paese, in base alla loro autenticità, unicità, qualità e forza nel creare un desiderio di acquisto nel consumatore.
Risultato quest’ultimo preoccupante, che scalfisce anche le nostre sicurezze nel Made in Italy.



Al contrario, invece, di quanto avviene nel “Rapporto sulla percezionedell’Italia turistica” a cura di Antonio Preiti (Sociometrica/Expert System, luglio 2014).
Questa ricerca si basa sull’analisi semantica di 570.000 post in lingua inglese pubblicati sui social media tra marzo e luglio di quest’anno da parte di turisti. In pratica il “passaparola online”, senza limiti, spontaneo e libero di ospiti (di lingua inglese) che hanno avuto un’esperienza di viaggio nel nostro paese, che la attuale tecnologia permette di dare un ordine e una sistematicità così da poter dar sintesi a cosa dicono di noi. E fondamentalmente ne dicono bene.


Dal rapporto si desume infatti che l’Italia turistica vince sull’Italia in generale: alla prima vengono attribuiti 77 punti su una scala di 100, mentre alla seconda 64.


Interessante vedere cosa piace in particolare: il mondo del cibo e del vino è al primo posto, segue l’Italia urbana delle piazze e l’Italia naturalistica delle spiagge. Nei posti immediatamente sottostanti di questa speciale classifica ecco lo shopping, grazie al “made in italy” della moda e dell’artigianato, e quindi i bar come ulteriore e particolare indicazione della grande famiglia della cucina.

Ma più interessante andare a capire in cosa pecchiamo. Laddove il rapporto tratta della percezione della qualità dei servizi, l’indice di valutazione si abbassa, pur non sprofondando, ma emergono con più forza alcune criticità.
In particolare la ricettività ottiene la miglior considerazione da parte dei turisti, pur difettando nei prezzi eccessivamente alti rispetto a quanto promesso ed offrendo meno dell’indicato dalla categoria d’appartenenza. A pari posizione i musei, ovviamente per il “prodotto” unico che offrono, ma con problemi legati ai servizi che non ne permettono una soddisfacente fruizione. Treni, aeroporti e taxi possono formare un tutt’uno legato ai trasporti dove i nostri turisti riscontrano i principali problemi.


Emerge quindi un paese bellissimo da visitare, perché l’esperienza soddisfa quello che è il sogno che si fa prima di partire, col rischio tuttavia di vederlo infranto a causa di servizi non adeguati, spesso non da paese europeo. Un rischio forte, perché, come giustamente si afferma a premessa del ranking specifico delle destinazioni turistiche, il turista valuta in base all’esperienza che riservano, o almeno hanno riservato in specifico a coloro che sono stati in vacanza e vi hanno dedicato un post. Non è un giudizio oggettivo, semmai ce ne potesse essere uno sull’estetica, ma è la sommatoria di giudizi soggettivi, che ha una forza oggettiva clamorosa. D’altro canto i turisti, gli ospiti di una località, sono dei soggetti, hanno un’esperienza e su questa base si fanno un’idea e poi la esprimono. Questo dato è preziosissimo, perché ogni valutazione, che vorrebbe essere oggettiva, si scontra con la scelta dei criteri da adottare e sulla titolarità di chi li esprime. Ma il turismo non è valutazione paesaggistica, non è storia dell’arte, non è un esame dell’organizzazione logistica di un luogo, ma esperienza soggettiva e come tale valutata. Si tratta di rimettere il turismo, l’esperienza turistica, sui suoi piedi, che sono esattamente quelli dei turisti. È un dato prezioso, perché si ascolta la voce dei protagonisti, di quelli che acquistano i servizi e che poi effettivamente li utilizzano.
Per la cronaca lo scettro di questa speciale classifica va a Taormina.


Nel tirar le somme i due report sopra descritti, con tutti i limiti che si vogliono e pur con la differente valutazione del “Made in Italy”, offrono la stessa lettura del sistema-paese: risorse che rappresentano un unicum nel mondo, che non possono essere copiate o surrogate, ma che non riescono a diventare fattori produttivi (quando non riusciamo a depauperarli irrimediabilmente) per l’industria dell’ospitalità e per la nostra economia.



Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo

mercoledì 25 giugno 2014

Il turismo non esiste

Ma esiste l’accoglienza.

Il titolo di questo post non vuol far chiudere il blog, che, a parte qualche deviazione qua e là, affronta per lo più argomenti di carattere turistico. Tuttavia è la sintesi a cui si può arrivare dopo l’incontro con il Prof. Dall’Ara di lunedì 23 giugno, organizzato da Sistema Museo e Ama.Tur con provincia e comune di Grosseto. Era uno dei quattro appuntamenti di Destinazione Maremma su “turismo e social hospitality” nella nostra provincia: un approfondimento sui nuovi mezzi per comunicare e raccontare il proprio territorio.

In verità, il relatore non ha utilizzato questa espressione così tranciante, ma quasi: secondo lui sono i turisti che non esistono. Allargando il ragionamento ci si accorge, però, che non esiste neanche il turismo.

Riprendendo le tesi di Dall’Ara (sperando di non stravolgerle), noi italiani, operatori turistici in senso lato (dagli amministratori pubblici ai negozianti, dagli uffici informazioni agli hotel, ecc. ecc.), sappiamo fare meglio l’accoglienza che la promozione. A parte gli svarioni di comunicazione portati ad esempio (come il depliant dell’expo trovato a Canton in cinese tradizionale: come se da noi lo scrivessero in latino), il dato più eclatante è quello secondo cui l’Italia è la meta più ambita nel resto del mondo, ma tale primato non corrisponde un altrettanto predominio in termini di arrivi dall’estero. Insomma gli stranieri ci sognano…poi si svegliano e vanno da un’altra parte. Di sicuro da chi si sa vendere meglio.

E allora, considerato che il passaparola - che sia online od offline poco importa - è ancora oggi l’ispiratore migliore nello scegliere i luoghi di vacanza, sono gli attuali ospiti i nostri promotori di domani. Quindi accogliamoli bene, anzi meglio.

Infografica sui risultati di una ricerca di Google e Ogilvy su quali fonti influenzano le decisioni d'acquisto

L’operatore italiano deve “solo” che esprimere quello quanto è già insito nella propria cultura e tradizione. E in questo l’analisi del linguaggio viene in aiuto: il termine “ospite” (che deriva dal latino “hospes”) ha il doppio significato di riferirsi a chi ospita e a chi riceve ospitalità. E’ un bellissimo esempio per capire quanto profondamente la capacità di accogliere sia innata nel popolo latino, che va oltre l’affitto della camera o del posto letto: è un incontro tra chi arriva e chi risiede in un determinato luogo, senza barriere, quasi fosse un abbraccio.

L’accoglienza è quindi una cultura, è un modo di essere, uno stile di vita ed è un’esperienza che si può far vivere a chi viaggia. Non è quindi solo un problema economico perché non può essere valutato in termini monetari: lo si può percepire quando una serie di caselle sono messe al loro posto. Si tratta di un sistema dove hanno importanza le risorse umane, non solo per la cortesia che possono esprimere, ma soprattutto per la competenza e la vocazione nel ruolo che ricoprono; l’organizzazione degli spazi in cui fisicamente si accolgono i propri ospiti (intenderei nello spazio non solo il tangibile, ma anche il suono e il profumo); il linguaggio con cui ci si rivolge, sia per i contenuti (chiaramente appropriati al contesto) sia per il tono; la relazione che si instaura grazie all’ascolto, al tempo e all’attenzione dedicata, alla fiducia ed all’amicizia instaurata.

Il significato di accoglienza espresso da Dall’Ara è quindi molto più profondo di quello letterale. Ed anche più ampio, nel senso che non riguarda solamente l’operatore alberghiero o il commerciante: in una destinazione turistica i residenti e l’intera comunità con cui ha a che fare un ospite che vi giunge fanno parte del sistema dell’accoglienza. Il turista, che non è più tale, perché sia realmente ricevuto deve saper e poter vivere come un abitante del luogo.

“reinterpretare i prodotti in chiave relazionale”

Ecco dunque che il turista non esiste. Non è più un cliente, è un ospite, che sentendosi uno di noi, condividerà e racconterà la propria esperienza al ritorno, incuriosendo altri potenziali ospiti.

E’ il marketing dell’accoglienza sintetizzato in pochissime righe, che supera l’accezione negativa che ha acquisito nel tempo il termine “turista” e “turistico”. Basti pensare al “menù turistico” che equivale a dire “pochi euro per poca qualità, tanto per evitare la fame”.

Ma se non esistono i turisti, non esiste neanche il turismo. Non è così consequenziale, ma quasi.


Laddove si viene accolti in un contesto dove la qualità della vita è buono, anche l’esperienza del viaggiatore sarà positiva e da replicare. In questo ragionamento vale il territorio, come ambiente salubre e come valore paesaggistico, lo stile di vita, come atteggiamento propositivo e culturale di una comunità, e altri attori e fattori che influiscono sul buon vivere. Pensiamo ai servizi pubblici, come la viabilità (o meglio mobilità), il servizio idrico e fognario, i servizi di comunicazione in genere (dalla posta all’adsl), la sicurezza, la pianificazione urbanistica, sia per la tutela ambientale sia per lo sviluppo dei servizi alla persona, ecc. ecc. Quei servizi e quell’insieme di fattori che determinano se si vive bene o meno in un determinato luogo, sono gli stessi che stanno alla base dell’identità di una destinazione turistica. Pardon, della buona accoglienza.

Sotto un altro punto di vista, un assessore all’urbanistica che decide di far costruire un hotel in una posizione particolare oppure di fare un parcheggio sotterraneo vicino ad un tratto di costa accessibile, al pari di un assessore al personale che propone ai vigili un corso di lingua inglese, determinano la maggiore o minore propensione all’ospitalità di un comune e di un territorio più di un loro pari grado con deleghe al turismo.

Quindi cos’è il turismo? Niente, come una volta disse il Prof. Barucci, un economista che si è anche occupato della materia. Oppure, ancora più semplicemente, non esiste (sempre che si comprenda la sottile differenza tra "essere niente" e "non esistere").


Dall’accoglienza al marketing dell’accoglienza. E quindi anche dalla politica del turismo alla politica dell’accoglienza.





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giovedì 8 maggio 2014

Il barometro del Gufo: il tripbarometer 2014

Con una quantità di utenti così ampia e una struttura di marketing così sofisticata, i risultati dei sondaggi fatti da Tripadvisor non possono non essere di particolare interesse, quantomeno per capire le tendenze del mercato.

E’ chiaro che qualcosa vada preso con i piedi di piombo e comunque tenendo ben a mente chi è il suo promotore. Il sondaggio su viaggiatori e strutture ricettive più grande del mondo – questo è il sottotitolo – sembra farci trovare di fronte ad un qualcosa di immenso; in realtà, la nota in fondo, scritta come una clausola delle assicurazioni, recita: I dati sono stati raccolti tra febbraio e marzo 2014, attraverso un sondaggio online che ha coinvolto 10.370 rappresentanti di alloggi presenti nel database di TripAdvisor (i dati sono stati ponderati in egual misura tra i vari Paesi) e 50.637 utenti del sito web TripAdvisor e ricercatori online dell’istituto Ipsos che hanno analizzato i piani di viaggi online nell’ultimo anno, ponderando irisultati in base al profilo noto della popolazione online.

Il campione è sì considerevole, ma non così mondiale.

Come tutti i sondaggi, ed a maggior ragione con questo, quello che conta sono le tendenze e secondo il Gufo l’entusiasmo supera il pessimismo, anche nel nostro Paese. Difatti, la percentuale dei viaggiatori, sia per il mercato interno che quello internazionale, è destinato ad aumentare, in linea con quanto accade nel pianeta. I viaggi invece hanno una tendenza diversa, sia in Italia che nel mondo: quelli nazionali si prevedono in diminuzione (-3% Italia, -2% Mondo), quelli internazionali in deciso aumento (+6% Italia, +7% Mondo).

A livello di soldi, il sondaggio vuol offrirci un orizzonte roseo perché mette in evidenza che il 12% degli italiani preveda un aumento del budget per i viaggi nel 2014 (e gli altri?), però poi la spesa media sarà pari a $ 4.178 contro i $ 4.258 dell’anno prima. A livello globale si passerà invece dai $ 5.955 del 2013 ai $ 6.136 previsti.

Interessante, invece, la comparazione con quello che pensano gli operatori: il 64% crede che il clima economico nazionali influisca ancora sulle spese di viaggio, ma il 50% ha fiducia di ottenere un buon fatturato per l’anno in corso, considerando, tra l’altro che solo il 27% ha aumentato le tariffe (contro il 52% a livello mondiale).
Le aspettative risultano sensibilmente migliorate rispetto allo stesso sondaggio svolto a metà del 2013, quando si rilevava che gli albergatori fiduciosi erano un terzo, mentre ad aumentare i prezzi erano il 19%.
Alla fine, da noi, sembra che siano ottimisti per il futuro più gli operatori che non i viaggiatori.

Riguardo alle mete, i viaggi all’estero preferiti dagli italiani sono la Francia, come destinazione effettivamente visitata, e gli USA e l’Australia, come destinazioni desiderate.
Per la domanda mondiale, sono gli USA la meta effettivamente più visitata, mentre l’Australia e l’Italia sono indicate come le principali ‘dream destination’. In particolare sono gli americani, i brasiliani, i messicani ed i russi ad avere come sogno nel cassetto la nostra penisola. Tra l’altro questo è sicuramente un dato che conferma quanto diceva Google alla BTO, cioè le ricerche sull’Italia e il made in Italy.


Riguardo alla tipologia di vacanza la spiaggia vince su tutti (36%), segue la cultura (32%), imparare qualcosa di nuovo (28%), le città (21%) e il cibo (20%).
Inutile dire quali fattori influenzano maggiormente la scelta della struttura da prenotare: sia i viaggiatori (89%) che gli albergatori italiani (95%) ritengono che le recensioni online siano fondamentali. E anzi nel report globale è proprio Tripadvisor (guarda caso) la fonte d’inspirazione e di influenza maggiore. Segue il passaparola offline.


Più interessanti le tendenze di uso del canale di prenotazione divise per nazione: nei paesi asiatici, anche se l’online (da pc) è meno utilizzato, prende piede il mobile (smartphone e tablet). L’Italia sempre un po’ indietro nell’uso delle tecnologie tra i paesi occidentali. Almeno per il processo di booking. Se diamo uno sguardo ai servizi che possono influenzare la scelta di una struttura, è proprio il wifi gratuito, sia per i viaggiatori (65%) che per gli albergatori (83%) al primo posto. Dato in linea con l’opinione del campione mondiale. Seguono colazione e parcheggio. In evidenza il minibar che per il 63% dei viaggiatori di tutto il mondo, se ne può fare a meno.

Tutti ireport possono essere trovati qui, con l’accortezza di depurarli un po’ dagli occhi del gufetto.



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