Visualizzazione post con etichetta viaggi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta viaggi. Mostra tutti i post

giovedì 8 maggio 2014

Il barometro del Gufo: il tripbarometer 2014

Con una quantità di utenti così ampia e una struttura di marketing così sofisticata, i risultati dei sondaggi fatti da Tripadvisor non possono non essere di particolare interesse, quantomeno per capire le tendenze del mercato.

E’ chiaro che qualcosa vada preso con i piedi di piombo e comunque tenendo ben a mente chi è il suo promotore. Il sondaggio su viaggiatori e strutture ricettive più grande del mondo – questo è il sottotitolo – sembra farci trovare di fronte ad un qualcosa di immenso; in realtà, la nota in fondo, scritta come una clausola delle assicurazioni, recita: I dati sono stati raccolti tra febbraio e marzo 2014, attraverso un sondaggio online che ha coinvolto 10.370 rappresentanti di alloggi presenti nel database di TripAdvisor (i dati sono stati ponderati in egual misura tra i vari Paesi) e 50.637 utenti del sito web TripAdvisor e ricercatori online dell’istituto Ipsos che hanno analizzato i piani di viaggi online nell’ultimo anno, ponderando irisultati in base al profilo noto della popolazione online.

Il campione è sì considerevole, ma non così mondiale.

Come tutti i sondaggi, ed a maggior ragione con questo, quello che conta sono le tendenze e secondo il Gufo l’entusiasmo supera il pessimismo, anche nel nostro Paese. Difatti, la percentuale dei viaggiatori, sia per il mercato interno che quello internazionale, è destinato ad aumentare, in linea con quanto accade nel pianeta. I viaggi invece hanno una tendenza diversa, sia in Italia che nel mondo: quelli nazionali si prevedono in diminuzione (-3% Italia, -2% Mondo), quelli internazionali in deciso aumento (+6% Italia, +7% Mondo).

A livello di soldi, il sondaggio vuol offrirci un orizzonte roseo perché mette in evidenza che il 12% degli italiani preveda un aumento del budget per i viaggi nel 2014 (e gli altri?), però poi la spesa media sarà pari a $ 4.178 contro i $ 4.258 dell’anno prima. A livello globale si passerà invece dai $ 5.955 del 2013 ai $ 6.136 previsti.

Interessante, invece, la comparazione con quello che pensano gli operatori: il 64% crede che il clima economico nazionali influisca ancora sulle spese di viaggio, ma il 50% ha fiducia di ottenere un buon fatturato per l’anno in corso, considerando, tra l’altro che solo il 27% ha aumentato le tariffe (contro il 52% a livello mondiale).
Le aspettative risultano sensibilmente migliorate rispetto allo stesso sondaggio svolto a metà del 2013, quando si rilevava che gli albergatori fiduciosi erano un terzo, mentre ad aumentare i prezzi erano il 19%.
Alla fine, da noi, sembra che siano ottimisti per il futuro più gli operatori che non i viaggiatori.

Riguardo alle mete, i viaggi all’estero preferiti dagli italiani sono la Francia, come destinazione effettivamente visitata, e gli USA e l’Australia, come destinazioni desiderate.
Per la domanda mondiale, sono gli USA la meta effettivamente più visitata, mentre l’Australia e l’Italia sono indicate come le principali ‘dream destination’. In particolare sono gli americani, i brasiliani, i messicani ed i russi ad avere come sogno nel cassetto la nostra penisola. Tra l’altro questo è sicuramente un dato che conferma quanto diceva Google alla BTO, cioè le ricerche sull’Italia e il made in Italy.


Riguardo alla tipologia di vacanza la spiaggia vince su tutti (36%), segue la cultura (32%), imparare qualcosa di nuovo (28%), le città (21%) e il cibo (20%).
Inutile dire quali fattori influenzano maggiormente la scelta della struttura da prenotare: sia i viaggiatori (89%) che gli albergatori italiani (95%) ritengono che le recensioni online siano fondamentali. E anzi nel report globale è proprio Tripadvisor (guarda caso) la fonte d’inspirazione e di influenza maggiore. Segue il passaparola offline.


Più interessanti le tendenze di uso del canale di prenotazione divise per nazione: nei paesi asiatici, anche se l’online (da pc) è meno utilizzato, prende piede il mobile (smartphone e tablet). L’Italia sempre un po’ indietro nell’uso delle tecnologie tra i paesi occidentali. Almeno per il processo di booking. Se diamo uno sguardo ai servizi che possono influenzare la scelta di una struttura, è proprio il wifi gratuito, sia per i viaggiatori (65%) che per gli albergatori (83%) al primo posto. Dato in linea con l’opinione del campione mondiale. Seguono colazione e parcheggio. In evidenza il minibar che per il 63% dei viaggiatori di tutto il mondo, se ne può fare a meno.

Tutti ireport possono essere trovati qui, con l’accortezza di depurarli un po’ dagli occhi del gufetto.



Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo


martedì 9 luglio 2013

Dal Grande Orecchio al Grande Occhio: il nuovo Google maps.

A febbraio dell’anno scorso (La Grande G o il Grande Orecchio) riflettevamo sulla capacità di Google di acquisire informazioni degli utenti grazie agli strumenti gratuiti che mette a disposizione di tutti e il cui uso permette di profilarci. Il nuovo Google Maps (ancora in versione Beta, ma si può chiedere l’invito ad usarla) si adatta proprio in questo senso. Nella presentazione si dice infatti che si tratta di “una mappa che migliora con l’uso”, e in effetti utilizza le informazioni che ha sull’utente per dare i più suggerimenti più adatti. Un miglioramento questo di cui non si potrà non tener conto da parte delle aziende, turistiche in particolare.
L'Argentario in prospettiva

Anche, e soprattutto, per le recensioni che gli utenti possono lasciare sulle singole attività e che a loro volta “taggano” l’attività stessa: si nota che le parole chiave che sulla scheda dell’attività quando si clicca su di essa nella mappa, traggono origine dalle recensioni più che dalla descrizione del proprietario.

L’integrazione con Google Earth, il carousel (una striscia di immagini, video e street view relative alla mappa selezionata), la possibilità di esplorare in prospettiva e la ricerca facilitata degli itinerari arricchiscono e semplificano l’uso della mappa.


Se tre sono le cose importanti per un’attività turistico ricettiva - location, location, location! -, il mondo di Big G prenderà un posto sempre più rilevante nella gestione della comunicazione, dalle grandi alle (soprattutto) piccole realtà.


Quale sarà il prossimo passo? In diretta satellitare?





Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo

mercoledì 3 luglio 2013

Tripadvisor 1 Booking 0

Arrivano per posta in questi giorni, dopo un anticipo per mail qualche tempo fa, i certificati di eccellenza di Tripadvisor alle strutture ricettive. Nello stesso tempo anche Booking.com fa recapitare agli hotel una vetrofania con il voto medio ricevuto l’anno precedente.


Dopo un primo momento di soddisfazione narcisistica che ogni operatore ha nel momento in cui riceve questi attestati di “bravura”, ci si rende facilmente conto che sono soprattutto dei mezzi di marketing per i due “colossi” del turismo mondiale. Con la differenza che il Gufo lo fa meglio, se non altro per l’insistenza e qualche piccola innocente…mezza verità.

Tripadvisor infatti già molto tempo prima di inviare il cartaceo aveva inviato una prima mail ed ogni volta che l’operatore entrava nel backoffice del sito arrivava puntuale il pop-up di avviso della conquista del certificato. La lettera di trasmissione, poi, è eloquente: comincia con i complimenti per la “vittoria”, quasi fosse una gara, ed invita a promuovere questa strepitosa conquista mettendo in bella mostra l’attestato, scaricare il distintivo digitale e metterlo nel sito (tanto perché tutti i navigatori possano passare dal sito dell’hotel a quello del Gufo), scaricare il “modello” del comunicato stampa e inviarlo agli organi di informazione e condividere il tutto a mezzo Facebook e Twitter.

Tutto ciò perché “il certificato di Eccellenza viene attribuito al 10% di tutte le strutture al mondo”. Detto così sembra che venga attributi ai migliori, ma non dovrebbe esser così visto che i migliori sono… davvero tanti: basti pensare che il 90% delle recensioni sono positive, il punteggio medio di tutte le recensioni di Trip è superiore al 4 su 5 e il massimo punteggio è attribuito al 47% dei commenti (secondo Nomao e pagg. 60 e 61 di “Turismo e Reput’azione”, di R. Milano e F. Tapinassi, Maggioli editore). Allora, hanno fatto a estrazione? Ed è possibile che ogni volta che mi ritrovo in una riunione tra albergatori il certificato ce l’hanno in 9 su 10?

Nella lettera si fa riferimento ad un altro dato: “il 75% degli intervistati sostiene di essere più propenso a prenotare una struttura approvata da Tripadvisor”. Un’affermazione questa che è anche troppo pessimistica, immaginando che siano stati intervistati gli utenti del Gufo J, ma è anche populista nell’uso del termine “approvata”.

Un altro paio di finezze vanno maliziosamente lette nella diversità grafica dei due attestati (n.b.: facciamo riferimento alla stessa struttura ricettiva):
in quello di Tripadvisor si fa riferimento all’anno in corso il 2013 (anche se – dicono – si son basati sulle recensioni dell’anno precedente), in quello di Booking al 2012, dando la sensazione dello “scaduto”; inoltre nel primo si forniscono due messaggi ulteriori: la sensazione di aver vinto qualcosa e l’invito, anche se scritto in piccolo, a visitare il sito e fare recensioni.

La vetrofania di Booking viene invece (almeno nel caso preso in esame) portata personalmente dall’account manager. Giustamente di persona, col sorriso, è un’altra cosa, soprattutto se si invita ad una maggior collaborazione e a tenere “aperte” più camere possibili. Il problema è che questi poveri ragazzi si devono fare tutte le strutture di loro competenza di corsa e col rischio di non trovare la/le persona/e di riferimento disponibili. Ma comunque l’attestato che ti portano è già un oggetto dove il portale di prenotazioni ha speso un po’ di più rispetto ad un cartoncino.

Tirando le somme, sul terreno della promozione del proprio brand, attraverso questi certificati, il Gufo conferma la potenza di fuoco del proprio marketing.

A dimostrazione, però di come tutto sia relativo e che chi recensione ferisce, di recensione può perire, cito una classifica di siti di recensori (da KwikChex) dove Booking si prende la rivincita piazzandosi al 2° posto e surclassando Tripadvisor (15° posto). Questa è una classifica che si basa su parametri qualitativi delle recensioni e della loro affidabilità (pagg. 48-49, “Turismo e Reput’azione”, op. cit.).



Ma la popolarità  - ancora - si fonda su altri criteri.






Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo

venerdì 21 dicembre 2012

Brand reputation, per il rilancio della Maremma?


In uno degli ultimi panel organizzati alla BTO 2012 si è trattato della brand reputation della provincia di Grosseto: una ricerca approfondita sul gradimento, espresso online, dei turisti accolti in Maremma. Tra l’altro il 19 dicembre è stato presentato anche a Palazzo Aldobrandeschi a Grosseto, sede dell’amministrazione provinciale.

I numeri sono particolarmente interessanti, sia dal lato degli operatori, sia da quello dei turisti.
Le strutture ricettive hanno cominciato capire l’importanza di seguire le conversazioni in rete, tanto che in un anno quelle presenti su Facebook passano da 340 a 658, che rappresentano il 35,4% dell’offerta dell’accoglienza provinciale. Si è creato quindi un network che coinvolge più di 130.000 utenti che seguono le pagine aziendali delle strutture ricettive.
Twitter è ancora poco utilizzato, se si considerano che sono solo 74 le strutture con un proprio account.
Il dato che ci inorgoglisce di più è cosa si dice in rete sulla Maremma e quindi il grado di apprezzamento espresso dai nostri ospiti, pari all’86,3%, superiore alle 10 principali città turistiche italiane, secondo Review Pro.


Come si può approfondire dalle slide della presentazione qua sopra (e che contengono tutti i dati della ricerca) il GRI (Global Review Index) è una sintesi di quasi 23.000 recensioni degli ultimi tre anni, originate sia nei portali come Tripadvisor o Holidaycheck sia nei siti delle OLTA (Booking, Venere, ecc.).

Ci si può sbizzarrire nei dettagli della ricerca e leggere ad esempio che tra i principali “recensori” sono gli olandesi quelli che  hanno scritto minori commenti positivi (50,3%) mentre sono gli ungheresi ci vogliono più bene con l’81,4% di recensioni positive. Oppure che nei primi 10 mesi del 2012 sono gli agriturismi che detengono il GRI più alto tra tutte le tipologie di strutture (i campeggi il più basso).

Gli ospiti quindi che soggiornano in Maremma tornano al proprio domicilio più che soddisfatti delle proprie vacanze e ne parlano bene sul web. Un risultato importante per la comunità degli operatori turistici, notoriamente tra quelle che si lamenta di più J.
Va però considerato come un punto di ri-partenza.

L’anno che si va per chiudere, in vari settori, segna negatività sui risultati economici, di produzione e di occupazione, a causa della grave crisi nazionale ed internazionale. E di conseguenza pessimismo che si ripercuote sulle intenzioni di investimento. Per il turismo maremmano bastino due dati: -5,5% di presenze e -4,5% di arrivi tra i primi 10 mesi del 2012 e lo stesso periodo del 2011.

Tuttavia l’ottima reputazione che l’offerta maremmana ha nel mercato va considerata come una solida base per il futuro, come l’humus in grado di far ri-crescere i flussi di vacanzieri.
E’ chiaro che bisogna agire: “la reputazione è una parola che ha l'agire dentro il nome”, come dice Paolo Iabichino di Invertising. E’ un agire (del passato) dal quale gli altri acquisiscono una opinione su di noi; stavolta l’azione va proiettata verso il futuro affinché la nostra reputazione venga confermata da abituali e nuovi ospiti.
E per far recuperare i “numeri economici”.



Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo

sabato 10 novembre 2012

Dove comincia il viaggio?


Quando finisce.

E’ certamente una contraddizione linguistica e un po’ provocatoria dare una risposta di questo tipo alla domanda proposta dalla Prof.Milano.
La domanda nata su twitter, proseguita successivamente sul blog e su facebook ha dato vita ad un confronto che probabilmente continuerà (e chi sa se mai finirà?) tra…“quelli del BTO” (l’appuntamento sul mondo del turismo on line del prossimo 28/29 novembre).

(L'arena di Verona by night)


Ma cominciamo dall’inizio e dalla definizione classica (da Wikipedia):
Il viaggio è il tragitto che si compie per spostarsi da un luogo di partenza a un altro.
Alla base del viaggio possono esservi motivazioni personali (per es. il turismo, la visita di amici o familiari lontani), professionali (per es., i viaggi di affari, l'istruzione) o basate su volontariato (es, in paesi poco fortunati).
Il viaggio può essere inteso non solo in senso fisico, in un contesto spazio temporale, ma anche in senso metaforico come espressione di abbandono, ricerca interiore, desiderio.

(una torre...dolce)
Quindi, ad essere concreti, basta salire su un mezzo di trasporto ed è lì che si comincia. Ma non è così semplice e semplicistico nel mercato del turismo, perché il viaggio, naturalmente inteso come vacanza, è soprattutto un’esperienza, fatta al di fuori della nostra vita quotidiana e lontano dai nostri luoghi abituali e abitudinari. E’ importante quindi mantenere sullo sfondo del ragionamento lo spostamento fisico e il pernottamento, anche per una mera questione economica, di “portafoglio”.

Tuttavia, ci troviamo nel pieno dell’”era geologica” dell’informazione condivisa che ci aiuta, ci supporta e sempre più ci permette di organizzare il viaggio, già dal momento della semplice idea, o ancor prima dall’origine del desiderio.

Quindi ci si butta in Rete, si digita le prime cose che ci passano per la mente su Google e da lì inizia la pianificazione del viaggio. Poi si scoprono blog, forum, recensioni, comparatori di hotel, voli e pacchetti turistici, e così via.
Arriva lo step della scelta e finalmente della partenza. Da questo punto in poi inizia l’esperienza, che è tanto più approfondita quanto più intensa è la nostra curiosità e quanto più le aspettative vengono soddisfatte.

Ma non basta questo per raggiungere il nostro obiettivo di questo post.

(Torri del Benaco)
Così come, per l’homo communicator non basta agire senza che l’azione venga comunicata. L’uomo per differenziarsi dagli animali, ma anche dagli altri uomini, ha la fondamentale necessità di divulgare, ciò che fa, soprattutto se è fuori dalla quotidianità.
Una volta la propria esperienza di vacanza veniva raccontata alla propria cerchia di amici attraverso gli album di foto o una sfilza di diapositive, nella nostra era  la comunicazione può iniziare anche prima, cioè durante il soggiorno (a tal proposito, vedi "il viaggio comincia online e continua mobile" di Mafe de Baggis).

(dall'Adige...)
Ergo, la (personale) risposta (vera) al titolo del post è esattamente quando si comincia a condividerlo; il viaggio/esperienza viene effettuato, e quindi “esiste”, quando viene comunicato agli altri.

E’ ovvio che grazie agli strumenti mobile e ai social network (instagram, facebook, foursquare, ecc) la condivisione è contestuale, ma…avevo bisogno di finire il viaggio personale per comunicarvelo. J


Le foto sono chiaramente quelle "catturate" (e in alcuni casi filtrate con instagram) durante i 4 giorni di relax sul Garda. J



Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo

venerdì 5 ottobre 2012

La sfida delle recensioni


La tematica delle recensioni online, negli ultimi mesi, ha superato il confine degli “addetti ai lavori”, tanto da trovare spazio sui quotidiani nazionali. 
La notizia però riguardava la guerra contro il “mercato” di quelle false. Tuttavia di giudizi non veritieri ce ne possono essere di diverso tipo (vedi anche il post “chi di recensioni ferisce….”): quelle acquisite in cambio di forniture è solo un’evoluzione della “provvigione” o dei “regali” che aziende o semplici rappresentanti, talvolta, offrono ai responsabili delle strutture in cambio di ordini. Cambiano i mezzi ma resta la mancanza di etica professionale. E probabilmente anche la percentuale di operatori che usa questi metodi è la stessa, sia online che offline.


Il dibattito, così impostato, mette però in ombra la reale questione: le recensioni vere. Perché se è vero che il passaparola si è amplificato sui siti come Tripadvisor, Trivago e simili, dando in mano ai nostri ospiti un grosso strumento di influenza, anche agli operatori è data una possibilità che con il passaparola offline non c’era: le risposte.
La semplice considerazione da fare è quella che se un potenziale cliente-ospite sceglie la struttura anche attraverso il confronto dei giudizi che trova online, è normale che lo faccia anche leggendo le risposte, e più è interessato all’hotel o al ristorante e più approfondisce, cercando di capire se quello che ha trovato è effettivamente cosa sta cercando.

E’ quindi necessario affrontare sullo stesso terreno quei giudizi che non danno l’immagine che ci piace di più o fanno più grande del dovuto un imprevisto accaduto durante il soggiorno. E’ una vera e propria sfida su un campo che potenzialmente può essere letto in tutto il mondo e sul quale si gioca la nostra credibilità: perché chi risponde ci mette la faccia, mentre, spesso, lo “sfidante” no. E per un pubblico internauta maturo (o quantomeno che sta maturando nel tempo) il peso è diverso.

Ribaltare un commento negativo, cercando di dare motivazioni che non siano solo vuote giustificazioni, convincere il lettore della buona fede di chi risponde e della “supremazia” della risposta rispetto alla recensione, superare le potenziali diffidenze che le inesattezze di un giudizio ci possono danneggiare, vanno considerati come punti da conquistare in una virtuale “sfida” con il recensore.

E allora perché preoccuparsi se gli sposi che hanno scelto il ristorante del nostro albergo per il ricevimento di nozze giudicano “la spiaggia sporca e poco curata”, rispondiamo pure dicendo la verità e che “Ci spiace che la spiaggia, che nulla entrava nella organizzazione del ricevimento, venga considerata poco curata, ma trovandosi di fronte al mare aperto e non più occupata dalla nostra attrezzatura (il nostro servizio era terminato il 15 settembre) risultava già in balìa delle condizioni meteo-marine.”
Oppure se qualcuno si lamenta che il wifi non funzionava, specifichiamo meglio i fatti, visto che magari andava bene con l’iphone ma non con un portatile con windows vista e non siamo tecnici (vita vissuta).
In altri casi bisogna anche saper ammettere che dei misunderstanding possono capitare, garantendo che è stato un episodio naturalmente da non ripetere.

Poi c’è chi va oltre la sfida.

Mi piace prendere ad esempio le repliche di un hotel, il Montaperti di Asciano (Si), dove il responsabile delle pubbliche relazione, Nico, prende sempre la palla al balzo, non solo per una semplice risposta ma anche per lanciare messaggi ulteriori (su Tripadvisor, naturalmente).

E l’idea di dare un titolo sintetico alla risposta, la pone al pari della recensione.

Mentre lanciare messaggi allo stesso Tripadvisor, va oltre ogni immaginazione J


Questo è il nuovo mercato, delle conversazioni “amplificate”, e, nel bene o nel male, bisogna starci utilizzando le armi a disposizione, per lanciare la sfida, non per scappare. Perché anche Davide sconfisse Golia.



















Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo.

martedì 7 agosto 2012

Chi di recensioni ferisce..


In questi giorni stanno emergendo tra le cronache di quotidiani locali e non, polemiche e notizie non molto lusinghiere sul sistema di recensioni di Tripadvisor, in particolare ma non solo. E’ proprio il caso di dire che il “recensore” (o meglio la community di recensori) è sotto i riflettori per la ribellione della “comunità” di operatori. Basta cercare tripadvisor tra le news e si scopre che dalla Liguria (se gli alberghi della Liguria contestanoi voti della rete, Corriere.it del 31 luglio) alla Toscana (i giudizi del web piatto indigesto, Il Tirreno del 6 agosto), dagli albergatori (gli albergatori denunciano Tripadvisor: recensioni false, Vanity Fair del 31 luglio) ai ristoratori (i ristoranticontro le recensioni on line, dal Corriere.it del 3 agosto) è in atto un “processo” in rete sull’affidabilità dei commenti che si possono trovare online, in particolare sui siti più importanti. Tripadvisor prima di tutto, visto anche il raggiungimento dei 75 milioni di recensioni con cui si è auto-celebrato in una delle ultime newsletter.
Sono emerse quindi classiche recensioni false solo per migliorare il brand della propria attività o per peggiorare quello del diretto concorrente, recensioni estortive da ospiti che pretendono “trattamenti di favore”, recensioni-truffa da parte di venditori di vini o ciabatte che “regalano” commenti positivi. Si legge anche di recensioni da lotta politica, come ha segnalato la Professoressa Roberta Milano sul proprio profilo Facebook.
Insomma il poco controllo ha provocato abusi di vario tipo, tra cui anche problemi di commenti omofobi che stavolta Booking.com ha dovuto rimuovere in fretta e furia («Troppi gay in hotel: voto 2,5»,polemica per un post su booking.com, da La Nuova Sardegna del 2 agosto).

L’ondata contestatrice di questi giorni che si è sparsa in rete ha sicuramente messo la pulce nell’orecchio nel lettore/turista/navigatore che a questo punto non dovrà solo porsi il dubbio delle belle immagini nel sito dell’hotel o del ristorante ma anche una certa ponderazione nel valutare i giudizi online.

Ma quale potrà essere lo sbocco di questa situazione? Un maggior controllo da parte dei siti di pubblicazione dei commenti, pena il peggioramento del proprio brand?
Oppure, speriamo, l’affermarsi in rete di nuove guide costituite da commenti e giudizi maggiormente ponderati ed elaborati da “giudicatori” più professionali (da travel bloggher a giornalisti)?

Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo.

giovedì 15 marzo 2012

Intermediazione vs Disintermediazione


L’intermediazione turistica è rappresentata da tutti quei passaggi, di vendita e di organizzazione, che si interpongono tra il turista e il servizio prodotto (hotel, ristorante, aereo, e quant’altro). Come in tutti i settori, anche in quello turistico ogni passaggio è una provvigione o un costo, in base al punto di vista, sempre comunque in percentuale rispetto al venduto. C’ho che differenzia l’intermediazione nel settore turistico rispetto ad altri mercati, è l’ambiente in cui vive, sempre più online.
Accanto ai più classici Tour Operator e Agenzie di viaggio, anch’essi comunque non esenti dall’uso di strumenti web, sono nate, evolute e prosperano le OTA (o OLTA, Online Travel Agency), in pratica intermediari che vendono servizi turistici esclusivamente in rete.

La disintermediazione è chiaramente la “corrente di pensiero” opposta, che trova anch’essa la sua massima, ma non esclusiva, espressione online: la finalità è quella di riuscire a vendere i propri prodotti direttamente al turista finale (dal produttore al consumatore), senza nessuno in mezzo. Quindi, tutto quanto serve a portare all’attenzione del potenziale ospite il sito internet del nostro hotel, per poi convincerlo a prenotare attraverso il nostro booking engine, è disintermediazione: attenzione all’indicizzazione del sito sui motori di ricerca, politica di intervento sui social media, monitoraggio alle recensioni sui portali, promozione, sono alcune delle azioni della strategia disintermediante che un hotel può mettere in atto. E’ chiaro che non sono del tutto gratuite, ma sono rappresentate da un costo fisso rispetto al fatturato che possono stimolare.

Del rapporto tra intermediazione e disintermediazione si discute in molti angoli della rete, così come in seminari e conferenze varie, per cui si possono trovare migliori interpretazioni che in questo post; però è anche vero ognuno di noi è il risultato della propria cultura, o meglio della propria esperienza.

Sperando di non essere troppo autoreferenziale, il curriculum del sottoscritto comprende un periodo da pubblico amministratore durante il quale si occupò di servizio idrico del proprio comune. Una volta appresa la situazione di approvvigionamento idrico del comune (quanta acqua e da dove arrivava) venne elaborato una sorta di piano d’intervento con lo scopo di aumentare la portata in adduzione del prezioso elemento. All’attuazione del piano la rete di distribuzione sarebbe stata alimentata da sorgenti provenienti dall’Amiata, sorgenti locali, un campo pozzi a sud dell’Argentario, un pozzo a nord, alcuni pozzi locali, potabilizzatori, dissalatori e una rete di distribuzione di acqua ad uso industriale (quindi non potabile). L’idea di fondo era la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, con l’idea che se anche una si fosse esaurita, le altre avrebbero potuto sopperire, almeno in parte, alla minore portata d’acqua.


Applicare l’idea della diversificazione è un altro modo di definire i propri canali, intermediati o disintermediati, di vendita. Ogni hotel, così come ogni ristorante o altro produttore di servizi, ha la sua specificità, in termini di location, standard qualitativo, rapporti umani, target di riferimento; tuttavia una sana politica commerciale, in un mercato in continua evoluzione e senza più stabilità e certezze, non può prescindere dalla diversificazione dei canali di vendita: il proprio sito web (meglio se anche mobile) con tanto di booking engine, nelle traduzioni che riteniamo più opportune, le OTA che ci danno maggiore soddisfazione, i Tour operator che operano nei mercati internazionali ritenuti più interessanti, una rete di agenzie di viaggio, profili da monitorare e gestire sui social network, insomma un piano marketing che individui un mix di azioni e una rete di vendita diversificata, tale da colmare defaillance inaspettate.

Insomma, intermediazione vs disintermediazione = diversificazione.

Fonte (di ispirazione): Booking blog.


Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo