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giovedì 24 ottobre 2013

Smart Cities, una visione 3.0 per il futuro delle città

“Smart Cities, gestire la complessità urbana nell’era di internet” di Michele Vianello (Maggioli
Editore) è un libro che potrebbe sembrare dedicato a professionisti di urbanistica e tecnologia o a pubblici amministratori. In realtà, per l’argomento che tratta e per l’impostazione data dall’autore, ha un orizzonte più ampio di quello che il titolo vorrebbe offrire. Il tema infatti non è tanto la città, come fisicamente la immaginiamo o la vediamo, quanto la possibilità di viverla e di plasmarla secondo le innovative possibilità che offre internet, la condivisione del social networking, il cloud computing, il crowdsourcing e tutto quanto è messo a disposizione dalla tecnologia ICT (Information and Communication Technology). E, come ripetutamente ci ricorda Vianello, la città intelligente non è un insieme di hardware e software, bensì “il luogo dove le persone, usando consapevolmente il web, beneficiano di conoscenza diffusa, la vivono e la implementano costantemente attraverso le loro attività”; è un processo, in continua evoluzione, perché in continua evoluzione sono quei fattori abilitanti che facilitano la condivisione dei dati e delle informazioni (tra city users e Governance della città, ma in maniera bidirezionale), creando conoscenza e facilitando lo sviluppo e il miglioramento della qualità della vita.
Un esempio banale, ma utile a capire il concetto, è quello del traffico (pag. 44): “i commenti che ognuno di noi posta su Twitter ogni mattina taggati #traffico possono costituire una fonte infinita di conoscenza generata “sul campo”, a disposizione di una Governance cittadina che deve concordare decisioni in materia di viabilità pubblica.”

Ma è quasi riduttivo confinare questa visione in una city, è l’immagine del futuro di qualsiasi comunità.

Naturalmente, alla base di tutto c’è il web, come strada dove viaggiano i dati, e gli oggetti, che dialogano grazie ad esso (internet of things). Ma non solo. La comunicazione e la condivisione è tra oggetti, persone, processi: sono le persone intelligenti che fanno gli oggetti smart. Siamo certi che anche l’autore supererebbe la definizione di Internet of Things per approdare a quella di Internet of Everything.

The Internet of Everything is the intelligent connection
of people, process, data and things.



Tutta la prima parte del libro è dedicata a descrivere la vision della smart city, fino ad una sintesi di principi per definire compiutamente e schematicamente la città intelligente e la rivoluzione che si porta dietro.

59. La città intelligente, la fine di tutte le vostre certezze. L’inizio di una società migliore

Se ci fermiamo a riflettere, l’uso di smartphones e delle apps, piuttosto che dei social network oppure di Skype, ha cambiato e migliorato la vita quotidiana e, in particolar modo, professionale di molti di noi, ma l’appello che lanciano i capitoli del libro, alle Pubbliche Amministrazioni in particolare, è di esserne consapevoli e permettere di aumentarne le potenzialità. Ed uno dei tanti ostacoli da superare è quello della privacy per aprire i dati e le informazioni che sia i privati che il pubblico producono di continuo. Il flusso dei dati va aperto perché “la città così impara e insegna”, ma serve una nuova consapevolezza sul valore da dare alla privacy. Secondo l’autore, è la Governance della città intelligente (intesa non solo come istituzioni democratiche ma allargata agli stakeholder della city) ad acquisire tale consapevolezza, promuovendo, per finalità pubbliche, pratiche di condivisione di apertura dei dati.

La seconda parte del libro decreta la fine della pianificazione strategica delle città: se nel ‘900 si pianificava lo sviluppo di una città destinando aree alle varie attività umane (sociali ed economiche), finendo col consumare territorio in periferia, la tecnologia ICT consente di superare le necessità dello spazio fisico e temporale dei lavoratori per le loro attività, evitando così di progettare ulteriori espansioni urbane.
Si devono muovere i dati, non l’uomo, consentendo al lavoratore di non spostarsi da casa, di lavorare per obiettivi (e non per orario) e alla città di respirare, diminuendo le congestioni di traffico per gli spostamenti delle persone verso i luoghi di lavoro. Il lavoro si decontestualizza.

In molti punti, l’autore sottolinea le conseguenze positive sull’ambiente (per il traffico, per il risparmio energetico) di questa rivoluzione; così come non dimentica la necessità di superare il digital divide tra generazioni e tra comunità o classi di persone.

Nella parte finale vengono poi descritti alcuni progetti di innovazione intelligente della città: dalla scuola sostenibile ai trasporti intelligenti, dalla Smart Health alla dashboard per la Governance. Infine si cerca anche di dare dei consigli di ordine organizzativo ad un potenziale sindaco che volesse aggiungere nel proprio programma elettorale l’obiettivo di rendere smart la propria città (del resto l’autore è stato Vicesindaco di Venezia).
E’ chiaro che sono necessari alcuni fattori (wifi, open data by default, cloud computing, pratiche di bring on your device, partecipazione dei city users), ma la Pubblica Amministrazione insieme ai principali attori della città devono superare gli ostacoli per lo più culturali affinché l’innovazione tecnologica possa produrre sviluppo sostenibile economico e sociale (principio n. 3: la città intelligente è popolata da persone e imprese intelligenti, ed è amministrata da Governance intellingenti).

L’hardware per una smart city esiste già, quello che manca è il coraggio di sognare.

Ogni qual volta nella società si manifesta una devianza di un certo rilievo, i paladini dello status quo insorgono per denunciare pubblicamente l’immoralità. Liberare gli schiavi fu proclamato immorale. Lo stesso avvenne per il voto alle donne, per non parlare del movimento per il lavoro femminile. Qualche generazione dopo, la maggiora parte di noi è giunta alla conclusione che a essere immorale era lo status quo – perlomeno riguardo a tali questioni – e che la nuova normalità (quella ai tempi bollata come devianza) configura anche la nuova etica. No, essere strambi non significa essere immorali.

Questa la citazione di Seth Godin (“Siamo tutti strambi. La nuova era del marketing su misura”, Sperkling&Kupfer, 2011) con cui si conclude il libro invitando a riflettere sulla visione al futuro che le sue pagine contribuiscono a darci.




Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo



domenica 7 luglio 2013

E-Commerce: che tipo di e-consumer sei?

Nel mese di giugno è uscita un’interessante analisi qualitativa sull’e-commerce da parte di assist, una società di consulenza specializzata nel CRM , di Milano. La ricerca rappresenta un primo passo ad anticipare un’indagine quantitativa a più ampio spettro.

E’ uno studio interessante perché sintetizza 5 profili di consumatori digitali, fornendo delle indicazioni utili alle aziende che trovano in tutto o in parte il proprio mercato online, non solo grazie al comportamento dell’e-consumer cui vogliono o possono rivolgersi ma anche nelle criticità che si riscontrano nei vari tipi di processo di acquisto.

Una vera e propria indagine di laboratorio che ha visto sotto osservazione 25 utenti, tutti naturalmente e-commerce users, a cui sono stati proposti degli scenari di acquisto: sono stati quindi visitati 60 tra siti web e app, realizzando 125 scenari.

Ne son scaturiti 5 profili tipo:


La spensierata, a caccia di offerte: acquista direttamente o con il couponing, con una frequenza settimanale anche se con un budget ridotto e la prepagata, e per essere sempre pronta e connessa usa lo smartphone o il tablet.

Il disinibito: compra tutto su internet, fidandosi del mezzo e a prescindere dal device, l’importante è la semplicità di transazione. Il budget è naturalmente alto, fino a 2.000 €.

Il meticoloso: cerca sempre il miglior rapporto qualità/prezzo per cui confronta molto online le varie proposte. Non acquista spesso e lo fa col portatile. Budget fino a 800 €.

La riflessiva: considera comodo l’acquisto online, ma con calma senza farsi prendere dalla frenesia. Se acquista dell’abbigliamento, prima lo prova in negozio.

Il tradizionalista: usa internet più per trovare informazioni che per acquistare. Se proprio lo deve fare, e lo fa con poca frequenza, avviene per prodotti immateriali. Budget naturalmente limitato.

Ognuno di noi può ritrovarsi, totalmente o parzialmente, in uno di queste tipologie di e-consumer, così come anche nelle esperienze affrontate con le transazioni online.

Secondo la ricerca gli utenti preferiscono utilizzare il pc o il tablet: usare lo smartphone è più laborioso, non tutti i siti sono adattati al device, c’è la sensazione di minor sicurezza in fase di pagamento e spesso c’è difficoltà nella registrazione. Tra l’altro, a proposito di registrazione, si preferisce evitarla.

Se si usa lo smartphone la scelta prevalente è quella della navigazione sul browser che non attraverso le app, a meno che non siano brand conosciuti.

Il concetto che si ricerca in tutte le fasi è comunque quello della chiarezza e della semplicità delle procedure: dalla grafica alla ricerca dei prodotti, dall’adattabilità del sito al device utilizzato alla registrazione (se proprio ci deve essere) light, dalla gestione degli errori al pagamento. Questo è quello che chiedono gli utenti alle aziende.


Per un approfondimento:



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sabato 17 novembre 2012

#Alluvione: l’emergenza in #Maremma che corre sui social


Avevamo già commentato l’uso dei social in Maremma, almeno nell’ambito della promozione turistica del territorio. In questi giorni, purtroppo, abbiamo la riprova della familiarità con gli strumenti web, in particolare Facebook e Twitter, ai fini della comunicazione per l’emergenza.
E’ evidente che in eventi eccezionali anche tristi, questi ed altri social (in primis Youtube), vengono interessati dalla condivisione di foto e filmati che testimoniano situazioni e soprattutto storie.


E grazie agli smartphone (salvo il funzionamento della rete) si aggiunga l’immediatezza delle testimonianze, tanto che in alcuni casi son diventati strumenti di richieste di aiuto.

Ma è la comunicazione istituzionale che l’ha fatta da padrone.
La Provincia di Grosseto, infatti, ha fatto girare sui due principali social network sia i bollettini di aggiornamento e i comunicati stampa diretti, sia informazioni relative ai collegamenti, al coordinamento dei volontari, alla solidarietà e quant’altro, provenienti da altre fonti (Trenitalia, gli altri comuni della provincia interessati, le associazioni di volontariato).

Per la cronaca, l’inizio è stato domenica 11 novembre con l’allerta meteo e poi si è proseguito con le prime immagini e notizie su cosa stava accadendo in particolar modo ad Albinia, al fiume Albegna e al fiume Ombrone, sempre comunque interagendo con gli utenti che chiedevano spiegazioni. Passata l’incredibile quanto devastante alluvione su Albinia e l’area circostante, il flusso di notizie si è naturalmente concentrato sulla gestione di tale emergenza.

In particolar modo sulla situazione della chiusura e la riapertura delle strade provinciali e sui collegamenti delle linee autobus e ferroviarie.

Da lì in poi si è mobilitata la macchina della solidarietà e del volontariato, prima in maniera caotica, poi ha trovato una linea di coordinamento grazie alla Protezione civile, alle associazioni territoriali e al Comune di Orbetello – oltra anche ad un gruppo FB “Maremma Alluvione; tutti contenuti che la Provincia ha sempre condiviso, forte dell’incremento di fan avuto nei due/tre giorni dall’emergenza.

La rete, ma soprattutto i social network (e tra questi primeggia Facebook), ha avuto un ruolo davvero rilevante, così come analizzato dalla stessa provincia di Grosseto in un comunicato del 16 novembre che fornisce numeri importanti:

Picco impressionante di traffico anche sul web: il sito istituzionale della Provincia ha conteggiato oltre 65mila contatti nella sezione notizie mentre la pagina ufficiale su Twitter ha quintuplicato i suoi "followers" in appena tre giorni. Ma il caso più clamoroso è sicuramente Facebook: la pagina ufficiale della Provincia di Grosseto, sul social network più utilizzato al mondo, continua a registrare numeri da record ed è passata dai 1500 "fan" di domenica (11/11/’12, ndb) agli oltre 5mila di oggi. Di questi, quasi mille si connettono attraverso telefoni cellulari. Nella sola giornata di mercoledì 14 novembre, sono state oltre 200mila le persone che si sono collegate alla pagina: la media di visualizzazione degli 88 "post" - delle notizie, cioè, pubblicate dalla Provincia - sfonda la portata di 2mila persone; l'interazione tra utenti e pagina, nelle giornate tra lunedì e martedì, viaggiava a una media di una ogni dieci secondi. Le statistiche dimostrano anche quanto gli utenti si siano "fidelizzati" alla pagina della Provincia che, di fatto, è diventata la fonte d'informazione di riferimento costante per il territorio: sono quasi 15mila le persone che sono tornate a controllare gli aggiornamenti per più di 21 volte. 

L’augurio è che la stessa forza di condivisione online, si rispecchi in forza di ripresa economica e sociale (si parla di 1.500 aziende in ginocchio e prime stime valutano in 225 milioni di danni).




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sabato 10 novembre 2012

Dove comincia il viaggio?


Quando finisce.

E’ certamente una contraddizione linguistica e un po’ provocatoria dare una risposta di questo tipo alla domanda proposta dalla Prof.Milano.
La domanda nata su twitter, proseguita successivamente sul blog e su facebook ha dato vita ad un confronto che probabilmente continuerà (e chi sa se mai finirà?) tra…“quelli del BTO” (l’appuntamento sul mondo del turismo on line del prossimo 28/29 novembre).

(L'arena di Verona by night)


Ma cominciamo dall’inizio e dalla definizione classica (da Wikipedia):
Il viaggio è il tragitto che si compie per spostarsi da un luogo di partenza a un altro.
Alla base del viaggio possono esservi motivazioni personali (per es. il turismo, la visita di amici o familiari lontani), professionali (per es., i viaggi di affari, l'istruzione) o basate su volontariato (es, in paesi poco fortunati).
Il viaggio può essere inteso non solo in senso fisico, in un contesto spazio temporale, ma anche in senso metaforico come espressione di abbandono, ricerca interiore, desiderio.

(una torre...dolce)
Quindi, ad essere concreti, basta salire su un mezzo di trasporto ed è lì che si comincia. Ma non è così semplice e semplicistico nel mercato del turismo, perché il viaggio, naturalmente inteso come vacanza, è soprattutto un’esperienza, fatta al di fuori della nostra vita quotidiana e lontano dai nostri luoghi abituali e abitudinari. E’ importante quindi mantenere sullo sfondo del ragionamento lo spostamento fisico e il pernottamento, anche per una mera questione economica, di “portafoglio”.

Tuttavia, ci troviamo nel pieno dell’”era geologica” dell’informazione condivisa che ci aiuta, ci supporta e sempre più ci permette di organizzare il viaggio, già dal momento della semplice idea, o ancor prima dall’origine del desiderio.

Quindi ci si butta in Rete, si digita le prime cose che ci passano per la mente su Google e da lì inizia la pianificazione del viaggio. Poi si scoprono blog, forum, recensioni, comparatori di hotel, voli e pacchetti turistici, e così via.
Arriva lo step della scelta e finalmente della partenza. Da questo punto in poi inizia l’esperienza, che è tanto più approfondita quanto più intensa è la nostra curiosità e quanto più le aspettative vengono soddisfatte.

Ma non basta questo per raggiungere il nostro obiettivo di questo post.

(Torri del Benaco)
Così come, per l’homo communicator non basta agire senza che l’azione venga comunicata. L’uomo per differenziarsi dagli animali, ma anche dagli altri uomini, ha la fondamentale necessità di divulgare, ciò che fa, soprattutto se è fuori dalla quotidianità.
Una volta la propria esperienza di vacanza veniva raccontata alla propria cerchia di amici attraverso gli album di foto o una sfilza di diapositive, nella nostra era  la comunicazione può iniziare anche prima, cioè durante il soggiorno (a tal proposito, vedi "il viaggio comincia online e continua mobile" di Mafe de Baggis).

(dall'Adige...)
Ergo, la (personale) risposta (vera) al titolo del post è esattamente quando si comincia a condividerlo; il viaggio/esperienza viene effettuato, e quindi “esiste”, quando viene comunicato agli altri.

E’ ovvio che grazie agli strumenti mobile e ai social network (instagram, facebook, foursquare, ecc) la condivisione è contestuale, ma…avevo bisogno di finire il viaggio personale per comunicarvelo. J


Le foto sono chiaramente quelle "catturate" (e in alcuni casi filtrate con instagram) durante i 4 giorni di relax sul Garda. J



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sabato 27 ottobre 2012

L’eCommerce continua a crescere


Con un mesetto di anticipo rispetto all’anno passato è uscita l’edizione 2012 (l’undicesima) della ricerca dell’OsservatorioeCommerce B2c Netcomm - School of Management del Politecnico di Milano sullo stato dell’eCommerce.
Rileggendo il post di questo blog sullo stesso argomento rispetto all’edizione dell’anno passato, si confermano i trend di crescita in Italia, sia sul lato del venduto (+ 18%) sia sul lato dell’utenza (gli acquirenti passano da 9 a 12 milioni, + 33%). Quasi nulla la variazione delle quote del mercato rispetto ai vari comparti o anche al binomio servizi (dal 66% al 63%) prodotti (dal 34% al 37%).


Il dato che spicca più di tutti è invece quello che accade fuori la rete, e cioè la contrazione dei consumi totali pari al 2%, a causa naturalmente della crisi economica.
Evidentemente, le ristrettezze economiche alimentano la ricerca di qualcosa di più conveniente, non necessariamente nel campo del couponing. Lo dimostra, come detto, il forte aumento dei compratori online e quindi il tasso di penetrazione che segue il trend positivo: dal 2,2% del 2011 al 2,6% del 2012, sempre inferiore rispetto ad altri stati europei come il Regno Unito (14%) e la Germania (9%).

Rispetto all’anno passato il venduto da mobile guadagna ancora con percentuali da 3 cifre (da 74 milioni di Euro del 2011 a 180 previsti quest’anno).

L’uso del social è invece entrato in maniera importante nelle scelte commerciali delle aziende, insieme all’uso di più soluzioni di vendita:

Il 90% circa dei merchant censiti dalla Ricerca ha inoltre sviluppato una presenza sui Social Network. L'80% è attivo su almeno due Social diversi, il 60% addirittura su 3. Facebook è lo strumento più adottato (84% dei merchant), seguito da Twitter (70%), Youtube (58%), Google+ (34%) e Pinterest (27%). Tuttavia non sembrano ancora riporre fiducia nei Social Network dal punto di vista puramente commerciale/transazionale: potenzialità in termini di numero di utenti, engagement, possibilità di supporto pre/post vendita non si sono ancora concretizzate nella capacità di supportare con successo l'acquisto.
E se il sito di eCommerce è uno strumento fondamentale a supporto della relazione multicanale con i clienti, sono sempre più numerosi i merchant che stanno ben interpretando le potenzialità dell'eCommerce a supporto della MULTICANALITÀ con modelli diversi e con risultati apprezzabili: dall'InfoCommerce (in cui sono erogate online informazioni utili per l'acquisto offine) all'InfoStore (erogazione di informazioni in negozio a supporto dell'acquisto online) fino all'InStore support (l'acquisto online con assistenza o consegna del reso sul punto vendita) e il Prenota/scegli e ritira (cioè la prenotazione online con ritiro e pagamento sul punto vendita).

Infine, sotto la fotografia della spesa media degli italiani online.


Link per approfondire:


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giovedì 15 marzo 2012

Intermediazione vs Disintermediazione


L’intermediazione turistica è rappresentata da tutti quei passaggi, di vendita e di organizzazione, che si interpongono tra il turista e il servizio prodotto (hotel, ristorante, aereo, e quant’altro). Come in tutti i settori, anche in quello turistico ogni passaggio è una provvigione o un costo, in base al punto di vista, sempre comunque in percentuale rispetto al venduto. C’ho che differenzia l’intermediazione nel settore turistico rispetto ad altri mercati, è l’ambiente in cui vive, sempre più online.
Accanto ai più classici Tour Operator e Agenzie di viaggio, anch’essi comunque non esenti dall’uso di strumenti web, sono nate, evolute e prosperano le OTA (o OLTA, Online Travel Agency), in pratica intermediari che vendono servizi turistici esclusivamente in rete.

La disintermediazione è chiaramente la “corrente di pensiero” opposta, che trova anch’essa la sua massima, ma non esclusiva, espressione online: la finalità è quella di riuscire a vendere i propri prodotti direttamente al turista finale (dal produttore al consumatore), senza nessuno in mezzo. Quindi, tutto quanto serve a portare all’attenzione del potenziale ospite il sito internet del nostro hotel, per poi convincerlo a prenotare attraverso il nostro booking engine, è disintermediazione: attenzione all’indicizzazione del sito sui motori di ricerca, politica di intervento sui social media, monitoraggio alle recensioni sui portali, promozione, sono alcune delle azioni della strategia disintermediante che un hotel può mettere in atto. E’ chiaro che non sono del tutto gratuite, ma sono rappresentate da un costo fisso rispetto al fatturato che possono stimolare.

Del rapporto tra intermediazione e disintermediazione si discute in molti angoli della rete, così come in seminari e conferenze varie, per cui si possono trovare migliori interpretazioni che in questo post; però è anche vero ognuno di noi è il risultato della propria cultura, o meglio della propria esperienza.

Sperando di non essere troppo autoreferenziale, il curriculum del sottoscritto comprende un periodo da pubblico amministratore durante il quale si occupò di servizio idrico del proprio comune. Una volta appresa la situazione di approvvigionamento idrico del comune (quanta acqua e da dove arrivava) venne elaborato una sorta di piano d’intervento con lo scopo di aumentare la portata in adduzione del prezioso elemento. All’attuazione del piano la rete di distribuzione sarebbe stata alimentata da sorgenti provenienti dall’Amiata, sorgenti locali, un campo pozzi a sud dell’Argentario, un pozzo a nord, alcuni pozzi locali, potabilizzatori, dissalatori e una rete di distribuzione di acqua ad uso industriale (quindi non potabile). L’idea di fondo era la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, con l’idea che se anche una si fosse esaurita, le altre avrebbero potuto sopperire, almeno in parte, alla minore portata d’acqua.


Applicare l’idea della diversificazione è un altro modo di definire i propri canali, intermediati o disintermediati, di vendita. Ogni hotel, così come ogni ristorante o altro produttore di servizi, ha la sua specificità, in termini di location, standard qualitativo, rapporti umani, target di riferimento; tuttavia una sana politica commerciale, in un mercato in continua evoluzione e senza più stabilità e certezze, non può prescindere dalla diversificazione dei canali di vendita: il proprio sito web (meglio se anche mobile) con tanto di booking engine, nelle traduzioni che riteniamo più opportune, le OTA che ci danno maggiore soddisfazione, i Tour operator che operano nei mercati internazionali ritenuti più interessanti, una rete di agenzie di viaggio, profili da monitorare e gestire sui social network, insomma un piano marketing che individui un mix di azioni e una rete di vendita diversificata, tale da colmare defaillance inaspettate.

Insomma, intermediazione vs disintermediazione = diversificazione.

Fonte (di ispirazione): Booking blog.


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domenica 11 marzo 2012

Toscana in rete 2.0, rete in Toscana 0.2



Conquista la prima pagina del Tirreno domenicale (cartaceo dell'11.03.2012 oppure qui) l’inchiesta dei lettori promossa dal quotidiano toscano sulla lentezza della rete.
Un test fatto direttamente dagli utenti grazie a speedtest, in varie località della regione, denuncia una situazione difficile per l’adsl veloce, anzi in certe aree l’adsl nemmeno arriva, nonostante i dati ufficiali parlino del 96% di copertura e contratti che promettono 7 mega.
Specifica il giornale che “naturalmente si tratta di stime che se non hanno il crisma della scientificità, hanno almeno il pregio dell’omogeneità.” […] Però “il risultato di questo esperimento casalingo è desolante, soprattutto se si tengono a mente le parole del presidente Enrico Rossi, i cui dati parlano di una regione coperta al 96% da Internet a 7 mega: il governatore punta ad arrivare alla copertura totale a 20 mega entro il 2015 e a 30 mega entro il 2020.”


Tuttavia, si parte da premesse che vedono misurazioni di velocità in download a 0,16 Mb/s da un utente di Collesalvetti o di 0,63 Mb/s da utenti di Bagno di Gavorrano, Viareggio e Altopascio oppure zone, per lo più frazioni, che si affidano alle chiavette: l’articolo fa riferimento a Collesalvetti, Palaia, Riparbella, Pescia.
Conclude l’articolo con una speranza “Il Corecom (comitato regionale per le comunicazioni sulla banda larga) pubblicherà online una mappa dove verranno riportate, territorio per territorio, anche le dichiarazioni degli operatori e i cittadini potranno confutarle. Sempre che riescano ad aprirla sul pc…”.

La situazione della rete così descritta appare ancora più sconfortante se la affianchiamo alla campagna di comunicazione promossa massicciamente online dal 2010 dalla regione Toscana: “Voglio Vivere Così”, i servizi web e mobile, il social media team e il monitoraggio dei social network, il portale del turismo, il Tuscany+ (l’app per Iphone di Augmented Reality) e così via.
Diventa quindi improbabile per un operatore, la cui struttura si trova in un’area senza banda larga, entrare nelle conversazioni stimolate nel web o, peggio, offrire la connessione al proprio ospite magari arrivato “attraverso” la rete.

Insomma la nostra regione si presenta come quegli studenti alle superiori a cui mancano le basi della scuola dell’obbligo.

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sabato 25 febbraio 2012

Maremma 2.0, quasi 3



Non saremo in Alto Adige, che ha addirittura dimesso il numero verde spostando le informazioni turistiche su Facebook, ma anche la nostra terra di Maremma ha posto le basi per una rete sociale online.

Tutto è partito dall’innovazione innestata, dal 2009, all’operato dell’Agenzia per il Turismo, che nel corso dei suoi ultimi due anni di vita (causa tagli è stata soppressa a fine 2011) ha guadagnato l’appellativo di “2.0”, dando poi in eredità le fondamenta appena costruite agli uffici provinciali che l’hanno sostituita.
Con l’obiettivo di dare forza al brand Maremma, una delle azioni messe in atto dall’ex-APT è stata quella di offrire alle conversazioni turistiche la dimensione social del territorio grossetano, prima gestito dai vari uffici di informazione turistica, ora centralizzato da un unico management.
Troviamo quindi la pagina Facebook e il profilo Twitter, entrambi incentrati soprattutto sulla canalizzazione di informazioni generali, di immagini e storie, di aggiornamento sugli eventi, sul meteo (social pure quello, grazie a metwit!). Naturalmente il canale Youtube e la brand page di Foursquare, e i diversi tips (consigli) che vengono suggeriti via via che gli utenti fanno i loro check-in nei pressi di luoghi di particolare interesse turistico-culturale.
I quattro social sono, tra l’altro, nella home del sito mobile di “turismo in maremma”. Ma a questi si aggiunge un quinto moschettiere che è Pinterest.
Il nuovo venuto in Maremma è stato attivato poco dopo il post che ne parlava su questo blog e leggenda vuole che tutto ciò non è un caso. J
La scelta di Pinterest non poteva comunque che essere naturale, per la forza delle immagini che il paesaggio e la natura incontaminata della Maremma offre (nota campanilistica).
A completare il tutto, va segnalata poi la content curation su Paper.li, che permette di pubblicare periodicamente contenuti e tweet in un unico contenitore (The Maremma Toscana Daily), quasi fosse un giornale.

In parallelo al brand provinciale, si conferma nella dimensione social anche il ConsorzioMaremmare (un consorzio di operatori dei 5 comuni della zona sud: Isola del Giglio, Monte Argentario, Magliano in Toscana, Caparbio, Orbetello) con la pagina Facebook, il profilo Twitter e Pinterest, con l’obiettivo di far emergere una sorta di sotto-brand della Maremma che è la Costa d’Argento. Il Consorzio utilizza, oltre al web naturalmente, anche una piattaforma blog, dove vengono pubblicati i comunicati stampa; un blog che ha comunque necessità di maggiore interazione.

Se fino a qualche tempo fa, la parola Maremma, anche in rete, veniva associata ad epiteti più o meno grevi, del tipo “maremma maiala” (o “cignala”, per i più snob), oggi possiamo affermare che pure gli appellativi si sono adeguati al fenomeno web: Maremma Social!!!




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