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domenica 18 maggio 2014

Una sterminata bellezza #perilmondo


Da questo tweet-invito nasce l’idea di questo post che rappresenta un piccolo mattone del più grande progetto #perilmondo. Un progetto del blog di viaggi e viaggiatori, Trippando - ma anche di inforchettatori J - , con cui partecipa al Premio Sterminata Bellezza di Legambiente.

“Perché il nostro progetto #perilmondo è nato proprio con l’intenzione di impegnarci #perilmondo e di farlo conoscere il nostro bel mondo.”

Quindi perché non contribuire con una rotta del GozzoBlog?

Perché banalmente un blog che esprime, condividendolo online, un punto di vista sul turismo, sul nostro turismo, e che va inteso nel suo significato più nobile, già di per sé è un impegno per il nostro mondo e la nostra bellezza. Non è un blog che promuove il territorio o racconta i viaggi in altri territori, ma cerca di “fotografare” certi momenti dell’evoluzione di questo mondo, sotto un ottica strettamente personale, com’è ovvio che sia.

Rubando un’espressione cara ad un caro amico, l’intenzione è quella di creare una piccola “nassa della memoria”. La nassa è un attrezzo da pesca, formato da una rete strutturata in modo tale da formare una strozzatura dentro la quale il pesce attirato dall’esca può entrare ma non uscire; e così la memoria, va fermata, tenuta in qualche spazio, non per consumarla, ma per poterla condividere e rileggere, rivedere e ristudiare. Nel caso del GozzoBlog, osservare l’evoluzione dei vari aspetti del fenomeno turistico è una sorta di diario che, come tutti, esprime idee ed opinioni, mantenendo la “rotta” sui fondamentali.

E come una nassa, che fondamentalmente è una rete, così i nostri contenuti vengono condivisi grazie alla rete del Net, ai confronti di idee, ai rapporti che si formano, agli strumenti social e alle più svariate piattaforme digitali. Condividere informazioni e idee è la forma più democratica per migliorare questo mondo (e non solo quello del turismo).

Certo che internet e il web 2.0 hanno dato una scossa importante a questo mondo, riducendo notevolmente le distanze ed i tempi della comunicazione globale e rendendolo comodo, forse troppo. Seduti al pc si può navigare dappertutto e parlare con tutti, rendendoci sedentari? Può darsi, ma l’Ulisse che è in noi, ci rende curiosi e siamo quindi stimolati poi a toccare con mano quello che vediamo in digitale.

Si fa quindi rete, oltre la rete, come una grande associazione solidale e senza gerarchie.

Nella nobile arte dell’ospitalità c’è la necessità di portare, quanto più possibile, la bellezza dei nostri territori in rete, raccontare le nostre storie e le nostre esperienze, per stimolare gli altri a venire da noi; ma nello stesso tempo non dimenticare mai che la qualità dell’accoglienza inizia con le regole fondamentali della pulizia e dell’ordine, del sorriso e dell’educazione, della genuinità e del piacere, dentro e fuori alle strutture turistiche.

Basterà mantenere questa rotta per mantenere grande la nostra bellezza e per il nostro mondo?



Noi siamo ottimisti, nonostante tutto.



Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo

mercoledì 9 gennaio 2013

Dalla Maremma Green al Maremma Grid


In questo titolo (rubato ad un amico in una conversazione attovagliata) sta tutto il futuro della Maremma, e comunque le opportunità da cogliere affinché la luce in fondo al tunnel sia davvero la via d’uscita dalla crisi…e non il treno che ci sta per travolgere definitivamente.

Anche se il web e twitter ci insegnano ad essere sintetici, non basta certo un titolo a mo’ di slogan per rendere l’idea e soprattutto il significato di due settori che trovano nelle risorse ambientali il proprio “capitale”: la Green Economy e il turismo.
E di entrambi i temi, proiettati al futuro, se ne parla nel blog Web Innovation Maremma, “una piazza virtuale, un luogo per incontrarsi, entrare in relazione, discutere, condividere e proporre . Il luogo adeguato per crescere partecipando attivamente.”, del più ampio progetto Necstour della Provincia di Grosseto.

Della Green Economy ho trattato personalmente, quasi per caso, in un post dove ho cercato di riprendere l’esempio del modello di sviluppo del distretto rurale, per mettere a sistema un regime, appunto, di Green Economy maremmana. Perché se è vero che l’economia della nostra provincia ha tanti esempi di azioni (pubbliche e private) eco-sostenibili, allora si potrebbe attuare un modello di governance comune in tutto il territorio secondo principi di sostenibilità ambientale.

“La Maremma per le caratteristiche ambientali e paesaggistiche che possiede già di base può potenzialmente diventare un laboratorio/esempio dove la Green Economy diventi il nuovo approccio di sviluppo. Un’area da prendere a modello dove lo sviluppo e la tutela delle risorse ambientali vanno a braccetto, ma anche come possibile banco di prova per iniziative di innovazione in questo campo e come incubatore di start-up nella Green Economy.”


E poi c’è la Grid Economy, un termine che non credo esista da nessuna parte(1), ma che ci è utile per coniare lo slogan. Grid significa rete e in questo senso vogliamo considerare un’economia che si basa sulla rete sociale dei rapporti umani, e quindi il turismo per quello che ci riguarda, che mai come nell’era del web 2.0 trova nei social network la sua linfa vitale. Su quest’ultima considerazione e sulla necessità continua di aggiornamento professionale degli operatori che nasce il Progetto SocialFront Office Maremma, “un percorso formativo che si articola su lezioni che vanno dall'utilizzo dei social network più conosciuti come Facebook e Twitter, all'importanza delle immagini on line con Pinterest, Flickr e Youtube e alla geo-localizzazione con Foursquare”.
Un progetto dell’amministrazione provinciale di Grosseto che “ha destinato 100mila euro del Fondo Sociale Europeo per offrire gratuitamente un corso di formazione  a 350  imprenditori e operatori turistici della Maremma per imparare ad utilizzare gli "strumenti" del Web, necessari  per affrontare le sfide del nuovo millennio.”


Partirà a febbraio prossimo e ulteriori info per iscriversi possono trovarsi qui.

Green e Grid, come due processi intrecciati, che delineano il percorso dello sviluppo socio-economico del nostro territorio. Ma...ambiente, sostenibilità, social network, rete, turismo: possono bastare questi gli ingredienti da mettere nel pentolone dell’innovazione per trovare la ricetta anti-crisi?



 Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo

 nota (1): in realtà il termine Grid Economy è stato già usato a proposito (guarda caso!) di Green Economy e terza rivoluzione industriale in un articolo di Ambient&ambienti, di cui segnalo la lettura.

sabato 1 dicembre 2012

#BTO2012


Andare alla BTO è un po’ come passeggiare in montagna per respirare aria buona: lì si respira futuro.
Con una differenza: se torni dalla montagna, al ritorno ritrovi la stessa aria di quando sei partito e non puoi farci niente; se torni dalla due-giorni fiorentina, al rientro puoi soffiare quanto hai inalato in BTO, contribuendo, anche se in piccolo, a costruire quel futuro che hai apprezzato.

Per quanto mi riguarda, la BTO non ha disatteso le aspettative e ho seguito (quasi) pedissequamente il programma-tour che mi ero prefissato: in parte scientifico, in parte operativo.

C’è un filo rosso che ha collegato molti degli interventi seguiti: la reputation; che è stata, in particolar modo, analizzata fino all’osso dal seminario di Francesco Tapinassi nella Cassetta degli attrezzi (la buona novità in BTO) e sicuramente ben presto ritroveremo la presentazione sul suo profilo in slideshare. Il messaggio lanciato, non solo in questo seminario, è quello di non aver paura di Tripadvisor e, in generale, delle reviews rilasciate online dai turisti. Anzi, c’è la possibilità concreta di farle proprie, sia quelle positive che quelle negative, come reale strumento di marketing, come metodo di (auto)controllo della qualità dei servizi offerti e della comunicazione dell’immagine aziendale.

Si è parlato di reputation e di social anche in un momento dedicato all’enogastronomia: anche la ristorazione è ovviamente coinvolto nelle dinamiche del 2.0, ma, a mio personale parere, “soffre” di difficoltà maggiori, sia perché è un settore non naturalmente proiettato online come quello alberghiero, sia perché il sapore di un piatto è quanto di più personale (e difficile) si possa descrivere. Questo è una tematica che andrà approfondita sicuramente (nel frattempo, speriamo che nessuno faccia recensioni sul catering e sul servizio bar della Fortezza da Basso J).
Di risultati, sempre in termini di reputation, si è parlato per la Maremma: in uno degli ultimi panel, è stata (orgogliosamente) presentata una ricerca sulla brand reputation della nostra provincia che incassa un GRI (global review index) pari all’ 86,3%.

a sinistra Sergio Farinelli e Francesco Tapinassi

Anche in altri panel si è parlato di territorio e di come viene raccontato, non solo in termini di giudizi. Infatti, non ho potuto mancare di seguire “Lo storytravelling collaborativo”, quasi la seconda puntata del percorso iniziato nel 2011 “dallo storytelling alla content curation”: qui gli speakers, Mafe de Baggis e Filippo Pretolani, hanno messo l’accento sull’importanza di vivere (o far vivere) un luogo, come se ci si abitasse da sempre, perché solo così lo si può apprezzare e quindi raccontare agli altri, con tutti i sapori, i suoni, le emozioni, le immagini che l’esperienza può lasciarci dentro.

Il tema del racconto e della sua condivisione diventa il nucleo centrale del nuovo modo di fare marketing: "don't just tell a story, give a story to tell" (non raccontare una storia, ma dai una storia da raccontare) è il concetto su cui si è basata l’azione promozionale turistica dell’Australia (There’s nothing like Australia) e che ha utilizzato, attraverso gli strumenti social, i contenuti (non solo in termini di testi, naturalmente, ma soprattutto di immagini) degli utenti per far parlare di se. Ogni pensiero a come e a quanto potremmo fare in e per l’Italia è stato coincidente in tutti gli spettatori italiani in Main Hall, mentre scorrevano le immagini della presentazione.

un momento della presentazione di "There's nothing like Australia"


Infine, mi son piaciute un paio di idee, tramutate in servizi per gli hotel epresentate da due aziende che ho avuto modo di conoscere. Perché, in effetti, a volte non ci si pensa, ma c’è anche un mercato in BTO, con stand di aziende a “caccia” di clienti-operatori - va detto che è una caccia molto social J.
Uno è Last Meter di iper.net, cioè l’idea di lanciare delle offerte legate allo spazio invece che al tempo: grazie al gps integrato negli smartphone è possibile individuare la posizione dei nostri potenziali clienti ed in base a quella offrire loro una determinata promozione (naturalmente grazie al proprio booking engine sul sito mobile).
L’altro è Zenvioo.com, un online social travel: uscirà agli inizi del 2013 e coniuga due possibilità, quella attraverso cui i nostri potenziali clienti possano rendere virali le nostre offerte e quella che un insieme di prenotazioni, legate alla stessa promozione, possono diventare un unico gruppo da gestire. Il tutto con un sistema di una certa dinamicità di prezzo.  


Questa la mia quarta BTO. E alla fine uno si domanda sempre: che ci si inventa il prossimo anno? ;)




Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo

mercoledì 21 novembre 2012

Piccoli e grandi Orecchi


Agli inizi di quest’anno, in occasione dell’aggiornamento delle condizioni sulla privacy di Google, avevamo posto l’attenzione sulla questione della privacy. Non quella formale per cui in Italia da una parte compili e firmi tante carte e dall’altra ricevi pubblicità, in tutte le salse e da tutti i canali, senza volerla. Privacy in senso sostanziale, quella per cui se mandi una (G)mail vuoi essere sicuro che vada solo al destinatario senza che qualsiasi dato venga sfruttato in qualsiasi maniera.
Problema questo che non vale naturalmente solo per gli strumenti di Big G - basti pensare a Facebook e a quanto possano essere “profilati” gli utenti -, ma a tutta la rete, ovunque immettiamo i nostri dati personali, in particolar modo di social network.

Un bellissimo quanto divertente video dell’agenzia Belga Modem, ci mette in guardia (dal blog di ADCI):



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sabato 17 novembre 2012

#Alluvione: l’emergenza in #Maremma che corre sui social


Avevamo già commentato l’uso dei social in Maremma, almeno nell’ambito della promozione turistica del territorio. In questi giorni, purtroppo, abbiamo la riprova della familiarità con gli strumenti web, in particolare Facebook e Twitter, ai fini della comunicazione per l’emergenza.
E’ evidente che in eventi eccezionali anche tristi, questi ed altri social (in primis Youtube), vengono interessati dalla condivisione di foto e filmati che testimoniano situazioni e soprattutto storie.


E grazie agli smartphone (salvo il funzionamento della rete) si aggiunga l’immediatezza delle testimonianze, tanto che in alcuni casi son diventati strumenti di richieste di aiuto.

Ma è la comunicazione istituzionale che l’ha fatta da padrone.
La Provincia di Grosseto, infatti, ha fatto girare sui due principali social network sia i bollettini di aggiornamento e i comunicati stampa diretti, sia informazioni relative ai collegamenti, al coordinamento dei volontari, alla solidarietà e quant’altro, provenienti da altre fonti (Trenitalia, gli altri comuni della provincia interessati, le associazioni di volontariato).

Per la cronaca, l’inizio è stato domenica 11 novembre con l’allerta meteo e poi si è proseguito con le prime immagini e notizie su cosa stava accadendo in particolar modo ad Albinia, al fiume Albegna e al fiume Ombrone, sempre comunque interagendo con gli utenti che chiedevano spiegazioni. Passata l’incredibile quanto devastante alluvione su Albinia e l’area circostante, il flusso di notizie si è naturalmente concentrato sulla gestione di tale emergenza.

In particolar modo sulla situazione della chiusura e la riapertura delle strade provinciali e sui collegamenti delle linee autobus e ferroviarie.

Da lì in poi si è mobilitata la macchina della solidarietà e del volontariato, prima in maniera caotica, poi ha trovato una linea di coordinamento grazie alla Protezione civile, alle associazioni territoriali e al Comune di Orbetello – oltra anche ad un gruppo FB “Maremma Alluvione; tutti contenuti che la Provincia ha sempre condiviso, forte dell’incremento di fan avuto nei due/tre giorni dall’emergenza.

La rete, ma soprattutto i social network (e tra questi primeggia Facebook), ha avuto un ruolo davvero rilevante, così come analizzato dalla stessa provincia di Grosseto in un comunicato del 16 novembre che fornisce numeri importanti:

Picco impressionante di traffico anche sul web: il sito istituzionale della Provincia ha conteggiato oltre 65mila contatti nella sezione notizie mentre la pagina ufficiale su Twitter ha quintuplicato i suoi "followers" in appena tre giorni. Ma il caso più clamoroso è sicuramente Facebook: la pagina ufficiale della Provincia di Grosseto, sul social network più utilizzato al mondo, continua a registrare numeri da record ed è passata dai 1500 "fan" di domenica (11/11/’12, ndb) agli oltre 5mila di oggi. Di questi, quasi mille si connettono attraverso telefoni cellulari. Nella sola giornata di mercoledì 14 novembre, sono state oltre 200mila le persone che si sono collegate alla pagina: la media di visualizzazione degli 88 "post" - delle notizie, cioè, pubblicate dalla Provincia - sfonda la portata di 2mila persone; l'interazione tra utenti e pagina, nelle giornate tra lunedì e martedì, viaggiava a una media di una ogni dieci secondi. Le statistiche dimostrano anche quanto gli utenti si siano "fidelizzati" alla pagina della Provincia che, di fatto, è diventata la fonte d'informazione di riferimento costante per il territorio: sono quasi 15mila le persone che sono tornate a controllare gli aggiornamenti per più di 21 volte. 

L’augurio è che la stessa forza di condivisione online, si rispecchi in forza di ripresa economica e sociale (si parla di 1.500 aziende in ginocchio e prime stime valutano in 225 milioni di danni).




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venerdì 5 ottobre 2012

La sfida delle recensioni


La tematica delle recensioni online, negli ultimi mesi, ha superato il confine degli “addetti ai lavori”, tanto da trovare spazio sui quotidiani nazionali. 
La notizia però riguardava la guerra contro il “mercato” di quelle false. Tuttavia di giudizi non veritieri ce ne possono essere di diverso tipo (vedi anche il post “chi di recensioni ferisce….”): quelle acquisite in cambio di forniture è solo un’evoluzione della “provvigione” o dei “regali” che aziende o semplici rappresentanti, talvolta, offrono ai responsabili delle strutture in cambio di ordini. Cambiano i mezzi ma resta la mancanza di etica professionale. E probabilmente anche la percentuale di operatori che usa questi metodi è la stessa, sia online che offline.


Il dibattito, così impostato, mette però in ombra la reale questione: le recensioni vere. Perché se è vero che il passaparola si è amplificato sui siti come Tripadvisor, Trivago e simili, dando in mano ai nostri ospiti un grosso strumento di influenza, anche agli operatori è data una possibilità che con il passaparola offline non c’era: le risposte.
La semplice considerazione da fare è quella che se un potenziale cliente-ospite sceglie la struttura anche attraverso il confronto dei giudizi che trova online, è normale che lo faccia anche leggendo le risposte, e più è interessato all’hotel o al ristorante e più approfondisce, cercando di capire se quello che ha trovato è effettivamente cosa sta cercando.

E’ quindi necessario affrontare sullo stesso terreno quei giudizi che non danno l’immagine che ci piace di più o fanno più grande del dovuto un imprevisto accaduto durante il soggiorno. E’ una vera e propria sfida su un campo che potenzialmente può essere letto in tutto il mondo e sul quale si gioca la nostra credibilità: perché chi risponde ci mette la faccia, mentre, spesso, lo “sfidante” no. E per un pubblico internauta maturo (o quantomeno che sta maturando nel tempo) il peso è diverso.

Ribaltare un commento negativo, cercando di dare motivazioni che non siano solo vuote giustificazioni, convincere il lettore della buona fede di chi risponde e della “supremazia” della risposta rispetto alla recensione, superare le potenziali diffidenze che le inesattezze di un giudizio ci possono danneggiare, vanno considerati come punti da conquistare in una virtuale “sfida” con il recensore.

E allora perché preoccuparsi se gli sposi che hanno scelto il ristorante del nostro albergo per il ricevimento di nozze giudicano “la spiaggia sporca e poco curata”, rispondiamo pure dicendo la verità e che “Ci spiace che la spiaggia, che nulla entrava nella organizzazione del ricevimento, venga considerata poco curata, ma trovandosi di fronte al mare aperto e non più occupata dalla nostra attrezzatura (il nostro servizio era terminato il 15 settembre) risultava già in balìa delle condizioni meteo-marine.”
Oppure se qualcuno si lamenta che il wifi non funzionava, specifichiamo meglio i fatti, visto che magari andava bene con l’iphone ma non con un portatile con windows vista e non siamo tecnici (vita vissuta).
In altri casi bisogna anche saper ammettere che dei misunderstanding possono capitare, garantendo che è stato un episodio naturalmente da non ripetere.

Poi c’è chi va oltre la sfida.

Mi piace prendere ad esempio le repliche di un hotel, il Montaperti di Asciano (Si), dove il responsabile delle pubbliche relazione, Nico, prende sempre la palla al balzo, non solo per una semplice risposta ma anche per lanciare messaggi ulteriori (su Tripadvisor, naturalmente).

E l’idea di dare un titolo sintetico alla risposta, la pone al pari della recensione.

Mentre lanciare messaggi allo stesso Tripadvisor, va oltre ogni immaginazione J


Questo è il nuovo mercato, delle conversazioni “amplificate”, e, nel bene o nel male, bisogna starci utilizzando le armi a disposizione, per lanciare la sfida, non per scappare. Perché anche Davide sconfisse Golia.



















Commentate pure, meglio però se non siete d’accordo.

sabato 28 aprile 2012

Maremma e-commerce!


In un recente post (Maremma 2.0 quasi 3) avevamo analizzato come il territorio maremmano si sta “socializzando” sempre più, utilizzando i nuovi strumenti 2.0 messi a disposizione in rete.
Fare engagement, promuovere eventi e destinazioni turistiche online, attestare il proprio brand sul mercato, poi però è necessario concretizzare. In poche parole vendere e, visto che ci siamo, vendere in rete.

L’e-Commerce in Italia, rispetto agli altri paesi industrializzati è ancora un passo indietro (vedi vecchio post su eCommerce del 2011), ma i margini di miglioramento sono potenzialmente importanti. Secondo lo studio “L’eCommerce in Italia” di Casaleggio Associati le percentuali di incremento del settore registrano quel segno “+” che difficilmente si trova in altri ambiti in questo periodo.
E le prospettive di sviluppo sono anch’esse positive, basti solo pensare che “l’Italia è leader europeo sia per la penetrazione di smartphone nella popolazione, sia per traffico dati che si scambia quotidianamente”. Un’analisi particolarmente interessante è su Ninja-Marketing.

E’ noto che le cose non avvengono mai per caso e mai da sole, tant’è che dopo aver letto l’articolo di Ninja, ci siamo imbattuti quasi per caso in un bellissimo esempio di social-commerce, legato al vino e soprattutto alla Maremma: Maremma Vigna Mia.
Il sito non è solo uno store online per la vendita di vino tipico, ma soprattutto invita ad adottare un pezzo di vigna, così da produrre il proprio vino. Una personalizzazione a tutto tondo: non solo della bottiglia (etichetta e tipologia di recipiente) ma anche della vite da cui si produce il “nettare degli dei”.
Infine non ci si ferma alla rete online, l’invito è anche ad andare in vigna, lasciando il pc a casa, e partecipare alla vendemmia: un engagement dall’esperienza diretta.
E-Commerce, social, esperienza, tipicità, territorio sono i giusti ingredienti di questa bella e coinvolgente iniziativa dal sapore maremmano. E scusate il campanilismo.


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giovedì 15 marzo 2012

Intermediazione vs Disintermediazione


L’intermediazione turistica è rappresentata da tutti quei passaggi, di vendita e di organizzazione, che si interpongono tra il turista e il servizio prodotto (hotel, ristorante, aereo, e quant’altro). Come in tutti i settori, anche in quello turistico ogni passaggio è una provvigione o un costo, in base al punto di vista, sempre comunque in percentuale rispetto al venduto. C’ho che differenzia l’intermediazione nel settore turistico rispetto ad altri mercati, è l’ambiente in cui vive, sempre più online.
Accanto ai più classici Tour Operator e Agenzie di viaggio, anch’essi comunque non esenti dall’uso di strumenti web, sono nate, evolute e prosperano le OTA (o OLTA, Online Travel Agency), in pratica intermediari che vendono servizi turistici esclusivamente in rete.

La disintermediazione è chiaramente la “corrente di pensiero” opposta, che trova anch’essa la sua massima, ma non esclusiva, espressione online: la finalità è quella di riuscire a vendere i propri prodotti direttamente al turista finale (dal produttore al consumatore), senza nessuno in mezzo. Quindi, tutto quanto serve a portare all’attenzione del potenziale ospite il sito internet del nostro hotel, per poi convincerlo a prenotare attraverso il nostro booking engine, è disintermediazione: attenzione all’indicizzazione del sito sui motori di ricerca, politica di intervento sui social media, monitoraggio alle recensioni sui portali, promozione, sono alcune delle azioni della strategia disintermediante che un hotel può mettere in atto. E’ chiaro che non sono del tutto gratuite, ma sono rappresentate da un costo fisso rispetto al fatturato che possono stimolare.

Del rapporto tra intermediazione e disintermediazione si discute in molti angoli della rete, così come in seminari e conferenze varie, per cui si possono trovare migliori interpretazioni che in questo post; però è anche vero ognuno di noi è il risultato della propria cultura, o meglio della propria esperienza.

Sperando di non essere troppo autoreferenziale, il curriculum del sottoscritto comprende un periodo da pubblico amministratore durante il quale si occupò di servizio idrico del proprio comune. Una volta appresa la situazione di approvvigionamento idrico del comune (quanta acqua e da dove arrivava) venne elaborato una sorta di piano d’intervento con lo scopo di aumentare la portata in adduzione del prezioso elemento. All’attuazione del piano la rete di distribuzione sarebbe stata alimentata da sorgenti provenienti dall’Amiata, sorgenti locali, un campo pozzi a sud dell’Argentario, un pozzo a nord, alcuni pozzi locali, potabilizzatori, dissalatori e una rete di distribuzione di acqua ad uso industriale (quindi non potabile). L’idea di fondo era la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, con l’idea che se anche una si fosse esaurita, le altre avrebbero potuto sopperire, almeno in parte, alla minore portata d’acqua.


Applicare l’idea della diversificazione è un altro modo di definire i propri canali, intermediati o disintermediati, di vendita. Ogni hotel, così come ogni ristorante o altro produttore di servizi, ha la sua specificità, in termini di location, standard qualitativo, rapporti umani, target di riferimento; tuttavia una sana politica commerciale, in un mercato in continua evoluzione e senza più stabilità e certezze, non può prescindere dalla diversificazione dei canali di vendita: il proprio sito web (meglio se anche mobile) con tanto di booking engine, nelle traduzioni che riteniamo più opportune, le OTA che ci danno maggiore soddisfazione, i Tour operator che operano nei mercati internazionali ritenuti più interessanti, una rete di agenzie di viaggio, profili da monitorare e gestire sui social network, insomma un piano marketing che individui un mix di azioni e una rete di vendita diversificata, tale da colmare defaillance inaspettate.

Insomma, intermediazione vs disintermediazione = diversificazione.

Fonte (di ispirazione): Booking blog.


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domenica 4 marzo 2012

Innovando



Secondo uno dei più classici luoghi comuni, l’Italia è un popolo di "santi, poeti e navigatori” oppure, più in generale, di gente dotata di fantasia, che poi accomuna tali appellativi.
Peccato che però questa innata fantasia spesso e volentieri resta solo una potenzialità: basti guardare come le azioni dell’attuale governo per l’uscita dalla crisi siano più ragionieristiche che di grande creatività, oppure al sempre basso ammontare di investimenti, pubblici o privati, in ricerca e innovazione, facce della stessa medaglia. Del resto la genialità, perché non rimanga semplice astrazione e si trasformi in qualcosa di concreto ed utile, ha necessità di strumenti e risorse, così come ne ha bisogno per essere stimolata e incoraggiata.

Un esempio importante è stato quello di Innovatori Jam svoltosi il 13 e 14 settembre dell’anno passato, il cui report è uscito ufficialmente nel mese di febbraio e che qui ripropongo.
Il Jam è stato un grande brain storming in rete organizzato dall’agenzia  per l’innovazione, IBM e Università Bicocca di Milano.
Diviso in 10 forum per altrettanti temi, il Jam ha chiamato “a raccolta” professionisti ed esperti di vari settori per fornire contributi fattivi e fattibili all’innovazione.
I numeri sono importanti per comprenderne la portata e la partecipazione collettiva: nelle 40 ore in cui la piattaforma è stata attiva si sono confrontate 2.500 persone per oltre 4.000 interventi, le visite sono state 12.775, 134.282 le pagine visitate con poco più di 10 minuti di permanenza media per visita.
I temi hanno svariato dall’informazione alle smart cities, dall’agenda digitale alle start-up, dalla ricerca all’accessibilità, con tanti collegamenti e trasversalità tra i diversi forum.

Un particolare riferimento va fatto, per ovvie ragioni, al turismo, e-commerce & e-tourism.
Tra l'altro, nel corso della discussione, è emerso un concetto ripreso in uno dei primi  post di questo blog, citando il ruolo delle regioni rispetto al booking: “La PA, le regioni nello specifico, prima di occuparsi del booking online, dovrebbero affrontare altri problemi di visibilità e selezioni dei contenuti, occupandosi prima dell’info-commerce e poi, solo in seguito, dell’e-commerce”.
Il risultato del forum è, invece, sintetizzato in sei possibilità operative:
  • Un servizio di poste italiane convenzionato con gli hotel per consentire ai turisti di consegnare al concierge i prodotti acquistati e trovarli a casa propria a un prezzo conveniente.
  • Creare un archivio nazionale delle etichette del vino italiano magari in OPEN DATA con un ID unico che identifica l'etichetta e magari un QRCODE per risalire subito a sito e informazioni (sarebbe utile anche per diminuire le contraffazioni);
  • Wikitalia, un wiki dell'italianità dove i vari scrittori prendono in cambio delle informazioni punti premio - Wiki Territoriale -
  • Sviluppo di piattaforme per la narrazione dei paesaggi in grado, attraverso l’uso delle mappe digitali, di aggregare dati provenienti dai più variegati sistemi di comunicazione presenti in rete e di distribuirli sulle mappe.
  • IVA ridotta per e-commerce.
  • Case history positiva e replicabile Friuli Venezia Giulia [progetto Interreg con Austria]: “il progetto ha lo scopo di mettere a punto tecnologie innovative, legate alle cartografie digitali, per la narrazione di luoghi in aree montane dove praticare sport, conoscere tradizioni, genti e culture”.

Tornando ai 6 punti, come cita giustamente l’estensore del report, quello che potrebbe (ma il condizionale è molto d’obbligo) essere messo in pratica nel breve termine è quello della riduzione dell’Iva sul’e-commerce, visto che, se allo sviluppo dell’e-commerce in Italia non contribuisce la nostra mentalità, potrebbe essere la convenienza a stimolarlo.

In Maremma invece va segnalato come il secondo punto sia, almeno in un esempio, già messo in atto: Poggioargentiera, infatti, nelle etichette dei propri vini indica il QRCode che rimanda alle relative schede nel sito web. Un sito particolarmente 2.0, dove i vini vengono presentati dall’azienda e commentati dagli utenti, dove esiste la possibilità dell’acquisto online, dove Gianpaolo Paglia anima le discussioni (anche in inglese) sul mondo del vino e aggiorna gli internauti sui propri prodotti, interagendo naturalmente anche su Twitter e Facebook. Un ottimo esempio di social marketing, che si basa soprattutto sulla qualità importante della produzione vinicola dell’azienda. Lo dimostrano i riconoscimenti che le sue etichette hanno nelle guide e riviste nazionali e internazionali di settore, oltre che naturalmente per esperienza personale. J

Perché le idee se non diventano azioni restano sogni, e perché le azioni senza idee sono solo incubi (cit. da Twitter).


Sotto il report completo di Innovatori Jam 2011, grazie a Officina Turistica.


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